Marciapiedi da Incubo - Il fitness da brivido alla Capretta
Capretta 2
800 Monastero
Strada della Capretta. La palestra viterbese a cielo aperto, la strada che più di tutte ci accoglie i giorni festivi per una camminata, una corsetta, due passi in tranquillità fuori dallo smog cittadino. La segnalazione sui marciapiedi della Capretta, ci arriva proprio da una lettrice che, tutte le domeniche, percorre quella strada e a fatica riporta a casa la pelle.

Strada della Capretta. La palestra viterbese a cielo aperto, la strada che più di tutte ci accoglie i giorni festivi per una camminata, una corsetta, due passi in tranquillità fuori dallo smog cittadino. La segnalazione sui marciapiedi della Capretta, ci arriva proprio da una lettrice che, tutte le domeniche, percorre quella strada e a fatica riporta a casa la pelle.

Le foto che ci arrivano hanno una didascalia che recita “questa è una vera giungla”. Ecco, crediamo che queste poche parole descrivano in maniera perfetta quello che succede in quella strada. I marciapiedi di per sé potrebbero anche sembrare decenti, con una pavimentazione abbastanza lineare, dei bordi quasi intatti per evitare di finire sulla carreggiata, ma purtroppo non è questo il punto. L’ago della bilancia si ferma sulla “questione liane amazzoniche”: metri e metri di piante vive e morte si allungano su gran parte del marciapiede, lunghi rovi si stagliano fin sotto le caviglie di chi passa o tra le ruote dei passeggini o delle sedie a rotelle che, disgraziatamente, attraversano quel marciapiede.

Ovviamente non manca il reparto piante morte che abbelliscono soprattutto un tratto del marciapiede in questione come se, proprio lì in quel punto, la temperatura abbia subito un’impennata pari a quella di una vita parallela su Marte. Sembra quasi il microclima del quartiere Barco, lo stesso che stecchisce le piante e le lascia tramortite sul bordo del marciapiede, lo stesso che dà all’ambiente quell’aria da camposanto. Lo stesso che non fa venire in mente a qualcuno di dare una pulita.

Tutto il mondo è paese quindi, le somiglianze sono sempre più frequenti tra i vari quartieri della città, stiamo ancora ricercando le differenze. Chissà se mai ne troveremo almeno un paio.

Gli Stati Generali La Fune
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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