Marciapiedi da Incubo - Il bosco di "bonzai" in via Marescotti (Santa Barbara)
Via Marescotti 1
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Chiediamo a un passante da quanto non si effettua la manutenzione di quell’area e soprattutto dei marciapiedi, lui ci guarda incredulo e dice che da quando vive in quella strada (circa quattro anni) quei marciapiedi non sono mai stati puliti e che quelle piante di cui sopra sono lì da sempre. La sera la passeggiata con il cane è un vero slalom tra le liane.

Via Giacinta Marescotti. Lasciamo la Teverina per addentrarci in questa bella via signorile, costellata di villette a schiera, a due passi dal grande quartiere di Santa Barbara, un po’ una via di raccordo tra la grande trafficatissima via principale e la parte più esterna del quartiere.

Percorrendo la prima parte della strada notiamo che la situazione marciapiedi è abbastanza decente, solite buche ma quelle ormai sono di prassi. Facciamo bene a non scoraggiarci però perché il solito teatrino si apre davanti ai nostri occhi procedendo per pochi metri. La prima cosa che notiamo non è l’asfalto, non sono le buche, nemmeno i bordi spaccati a metà, ma sono le piante che indisturbate hanno scelto proprio quei marciapiedi come dimora.

La cosa quasi divertente è che queste resistenti piante infestanti sono rigogliose e di un bel verde acceso, come se quella casa fosse proprio quella giusta. Contente della propria posizione, si allungano per tutto il perimetro del marciapiede che diventa, in questo modo, un vero ammasso di erbacce incolte. Solita storia quindi, anche qui.

In certi punti la situazione si complica e le nostre “piante da marciapiede”, si aggrovigliano e si confondono con le aiuole vicine rendendo il tutto un grande ammasso di vegetali incolti e qualche bella cartaccia posizionata qua e là. Un po’ di colore ci vuole in fondo, troppo verde dopo un po’ stanca.

Alla Quercia ci ha accolto un bel materasso che si stagliava fiero sul marciapiede di fronte alla scuola, qui in via Marescotti ci accoglie nel suo regno una comoda cassetta per la frutta di plastica nera che troneggia nel bel mezzo del passaggio pedonale. Chiediamo a un passante da quanto non si effettua la manutenzione di quell’area e soprattutto dei marciapiedi, lui ci guarda incredulo e dice che da quando vive in quella strada (circa quattro anni) quei marciapiedi non sono mai stati puliti e che quelle piante di cui sopra sono lì da sempre. La sera la passeggiata con il cane è un vero slalom tra le liane.

Da via Marescotti è tutto. Anche qui non abbiamo raggiunto il nostro obiettivo, niente marciapiede perfetto, ma nemmeno uno decente per farsi quattro passi in tranquillità.

 

 

 

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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