


Serve qualità vera. Serve un salto culturale e antropologico della classe politica, che deve finalmente capire che non si combatte la desertificazione con le lucine di Natale messe a casaccio o con i bandi fotocopia. Ci vogliono attrattori ad alto tasso di interesse, eventi capaci di intercettare la sete di bellezza, di esperienze e di unicità che la gente oggi cerca altrove perché qui non trova.
Fino a quando continueremo a pensare al centro storico come a una cartolina impolverata da difendere con i dogmi della polemica politica, resteremo inchiodati al nostro 56K. Mentre il mondo, fuori, viaggia già a un’altra velocità.
La partita di Viale Trento, insomma, ci racconta molto di Viterbo. Ci racconta di una città che avrebbe bisogno di meno tromboni da campagna elettorale permanente e di molta più cura quotidiana.
La pedonalizzazione del centro storico può rendere Viterbo più bella, vivibile e persino più forte dal punto di vista commerciale, ma non basta spostarla nell’orizzonte dei prossimi cinque o dieci anni.
La notizia, asciutta come un bollettino di guerra, ce la consegnano i sindacati della polizia penitenziaria — Sappe, Sinappe, Uil Fp, Osapp, Uspp e Fns Cisl —, uniti stavolta non in una polemica da bottega, ma in un grido d’allarme che somiglia maledettamente a un De Profundis.



I restauri hanno restituito nitidezza e splendore all’avancorpo di facciata, al cortile e a quell’affresco che decora la loggia — oggi sontuoso salone — che racconta la grandezza di un’epoca in cui l’arte e il potere sapevano dialogare con il paesaggio in modo sublime.
Andate a vedere, andate a riflettere su cosa significhi davvero ereditare una civiltà. Perché chi sa proteggere il passato, state pur certi, sa inventare il futuro. Buona meraviglia a tutti!
Dallo scorso 7 settembre, un plotone di archeologi illuminati — guidato dalla SABAP di Viterbo ed Etruria, dalla Fondazione Vulci e dall’Università Federico II di Napoli con i suoi prodigi digitali dell’Archeo Map Lab — ha riacceso i riflettori su questo scrigno dimenticato.
Il centro storico può tornare ad avere residenti soltanto se il recupero degli immobili viene collegato a una domanda reale: studenti, giovani lavoratori, coppie, famiglie e persone che cercano affitti sostenibili. Riempire gli appartamenti vale più di qualsiasi operazione di maquillage urbano.

























