




Per comprendere ciò che sta accadendo nella Tuscia occorre guardare al quadro nazionale. Secondo il primo monitoraggio nazionale coordinato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), la popolazione di lupo in Italia conta circa 3.300 esemplari (con una forchetta stimata tra i 2.900 e i 3.600). Di questi, circa 2.400 popolano le regioni peninsulari e quasi 900 l’arco alpino.
Si tratta di un recupero storico straordinario se si pensa che negli anni ’70 la specie era giunta sull’orlo dell’estinzione nel nostro Paese, ridotta a pochissime decine di individui arroccati sulle zone più impervie dell’Appennino centrale.
Hanno iniziato da lontano, quasi in punta di piedi.
Ci interessa il cammino che questo uomo, che ha creato Caffeina, che ha fallito con Caffeina, e che ora ha in mente altro, sta iniziando a fare.
Una situazione che riaccende inevitabilmente le polemiche sulla viabilità cittadina e sulla tenuta delle infrastrutture di recente realizzazione di fronte alle piogge autunnali.



Secondo quanto ricostruito, il conducente avrebbe imboccato per errore una via di campagna rurale, trovandosi improvvisamente davanti a un tratto reso del tutto impraticabile dal fango.
Sabato 19 settembre, dalle otto di sera fino a mezzanotte spaccata, la piazza Giuseppe Mazzini — quella che tutti da sempre chiamano semplicemente il belvedere della Barriera San Giusto — non servirà soltanto a far passeggiare la gente o a far masticare l’amaro ai vecchi del paese. Servirà a guardare in alto.
Contaminazioni da arsenico e fluoruri, abitati sparsi, reti estese rispetto alla popolazione, dislivelli e numerosi piccoli impianti accrescono da sempre i costi di potabilizzazione, adduzione, sollevamento, controllo e manutenzione.
Durante le fasi del fermo, l’uomo ha opposto una forte resistenza per cercare di sottrarsi al controllo, ma è stato immobilizzato dagli operatori di polizia locale grazie anche al supporto di una pattuglia della Questura giunta sul posto.

























