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Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni.

Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

L'otturatore ha sigillato l'attimo. Ha rubato al tempo la bellezza di quel piccolo sole in miniatura.

“L'IA è la prima tecnologia nella storia dell'uomo che non premia la forza fisica, ma quella del pensiero. Se un algoritmo può tradurre un mio pensiero in azione, se un braccio robotico può muoversi per me, o se un sistema di visione artificiale può aiutarmi ad esplorare spazi che prima mi erano vietati, allora la mia disabilità smette di essere un confine".

Oggi il fagiolo del Purgatorio rischia di scomparire perché la pianta è delicata e la produzione è limitata. Ma finché ci sono braccia come quelle di questa famiglia, la tradizione resterà viva.

«Caro Maurizio, ti posso dire una cosa? Chi studia la storia studia il presente».

Tra l'odore della terra e la polvere dell'altopiano.

Oggi, in mezzo a questa polvere, niente è andato perduto.

"Produciamo barbatelle biologiche – mi dice Gaetano – certificate per salvare dall'estinzione i biotipi rari e le varietà autoctone di Lazio, Umbria e Toscana. Recuperiamo il patrimonio genetico antico del Centro Italia per restituire ai viticoltori piante uniche, capaci di fare vini identitari.”

Polvere, sudore e destino: Il mio viaggio verso la Tratta.

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