
INSIDE – La fotografia per me è una cosa semplice. La racconto senza formule magiche o paroloni accademici. È guardare qualcosa, sentirlo dentro e scattare. Senza nascondersi dietro la tecnica fine a se stessa. Questa estate che ormai se ne sta andando mi ha lasciato impresso un ricordo preciso. Una mattina di inizio luglio sulla Cassia Nord. Eravamo molto a nord della nostra Tuscia, quasi al confine dove si incrociano Toscana e Umbria.
A un certo punto compare una macchia gialla gigantesca. Non ero l’unico ad averla vista. Altri si erano già fermati a bordo strada. Qualcuno lo faceva anche con una certa imprudenza. In quel tratto la strada è dritta e invita a spingere sull’acceleratore. Tutti corrono per non perdere minuti preziosi prima di arrivare al mare o al lago. Io invece ho rallentato e ho imboccato la via in salita verso l’Umbria.
Appena accosto l’auto si avvicina un uomo sulla sua jeep. Ci guardiamo dal finestrino. Gli dico ridendo che se il padrone del campo avesse messo un biglietto per ogni foto avrebbe già fatto un bell’incasso a quell’ora. Lui mi fissa ironico e sbotta. “Mi devi dire che cosa ci troverà mai di bello tutta sta gente in un girasole”. Poi ingrana la marcia e se ne va come se niente fosse.
Ci ho pensato su. Il girasole è un elemento fotografico fondamentale che non può mancare nell’estate di nessuno. È matematico. Appena lo incontriamo lungo la strada delle vacanze inchiodiamo. Restiamo ipnotizzati e magnetizzati da quel colore deciso. Quel giallo accende la voglia di estate e di natura vera. Per molti è quasi un talismano o un portafortuna che protegge il viaggio e regala energia positiva.
Il girasole segue il sole. Diventa il simbolo perfetto di chi sceglie il lato positivo della vita ogni giorno. Anche quando tutto diventa difficile o faticoso.
Il sole non era ancora sorto quando sono entrato in quel campo tra San Lorenzo Nuovo e Acquapendente. Stringevo la macchina fotografica tra le mani fredde per l’aria del mattino. Camminavo in mezzo a mille steli alti e tutti identici. Poi l’ho visto. Un girasole dritto e fiero con la corolla già rivolta decisamente verso est. Sapeva esattamente cosa stava aspettando.
Mi sono fermato davanti a quella staticità così fiera e ho sollevato l’obiettivo. In quel preciso istante giuro che il fiore è sembrato mettersi in posa. Era immobile persino nel vento leggero del mattino. C’era un silenzio perfetto dove non servivano parole. Ho trattenuto il respiro mentre i primi raggi caldi tagliavano l’orizzonte e illuminavano la corolla. Ho regolato il diaframma con cura per isolare quel giallo acceso contro il cielo che sfumava nell’azzurro.
Poi un clic secco. L’otturatore ha sigillato l’attimo. Ha rubato al tempo la bellezza di quel piccolo sole in miniatura. Ho abbassato la fotocamera per controllare lo schermo e ho sorriso. La luce era impressa esattamente come la sentivo io, dritta nel suo cuore dorato.
Prima di ripartire ho sfiorato un petalo per ringraziare in silenzio quel modello speciale. Qualunque cosa fosse successa dopo io quel giorno ero riuscito a portare via con me un frammento di sole. E quello non sbiadirà mai più.
© Maurizio Di Giovancarlo Tuscia Fotografia



























