Questo viaggio ha avuto un significato ancora più intimo per Giulia Corrias, organizzatrice dell'evento e legata a Esterzili da profonde radici familiari.

Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni.

Il vice prefetto di Viterbo Fabio Malerba, il sindaco Andrea Di Sorte e lo stesso Antonio Cozzolino hanno scoperto l'opera tra gli applausi di chi era presente.

Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

L'evento culturale presentato da Tuscia in Fiore che ha letteralmente acceso il cuore della città medievale.

Il trasporto di Dies Natalis è stato bellissimo e potente. Un cammino dove tutti hanno dato veramente il massimo della vita. È stato un percorso impegnativo per lo sforzo visivo ed emotivo, con doppi sollevati e fermi e doppie girate accompagnate da dediche particolari
che stringevano la gola a chi guardava. Tutto questo sforzo sovrumano è stato ripagato dal forte attaccamento del pubblico. E dire forte è dire poco. La spinta della gente lungo tutto il tragitto è stata una scarica di energia pura, che ha sollevato la struttura insieme ai Facchini. Una splendida cavalcata, guidata da questo attaccamento viscerale a Santa Rosa. Questa devozione assoluta e questo amore immenso per la Santa di Viterbo.

Ci sono voluti 6 giorni di viaggio vero, con le chiappe sulla sella a sentire ogni singolo sbalzo dell’asfalto, i moscerini sulla visiera e il cambio di aria che ti penetra nelle ossa.

Un amore proibito consumato nell'ombra dei vicoli stretti e nei profumi intensi della primavera della Tuscia.

Questa giornata ha rappresentato l'occasione ideale per presentare ufficialmente al pubblico una preziosa tela della metà del XVII secolo.

L'otturatore ha sigillato l'attimo. Ha rubato al tempo la bellezza di quel piccolo sole in miniatura.

















