Il sapore della miscela e dell'espresso: da Barcellona a Monaco in sella alla fantasia
monaco di baviera
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Ci sono voluti 6 giorni di viaggio vero, con le chiappe sulla sella a sentire ogni singolo sbalzo dell’asfalto, i moscerini sulla visiera e il cambio di aria che ti penetra nelle ossa.

I VIAGGI DEL VESPONE – Il Vespone borbotta stanco ma fiero sotto il cielo della Baviera, sul contachilometri si sono accumulati 1350 chilometri di strade secondarie, statali infinite e curve alpine masticate una dietro l’altra. Ci sono voluti 6 giorni di viaggio vero, con le chiappe sulla sella a sentire ogni singolo sbalzo dell’asfalto, i moscerini sulla visiera e il cambio di aria che ti penetra nelle ossa. Da Barcellona fino a qui le ruote non hanno mai staccato terra, niente scorciatoie nel cielo e niente cabine pressurizzate, perché il bello di girare il mondo così è proprio riappropriarsi del tempo e dello spazio, un chilometro di asfalto alla volta. Ora che il motore finalmente riposa all’ombra dei palazzi, Monaco di Baviera si rivela per quello che è, la città più settentrionale d’Italia, un pezzo di penisola incastrato nel cuore dell’Europa centrale.

L’italianità qui non è un concetto astratto o una recita da cartolina, ti viene incontro con una forza dirompente appena parcheggiati i bagagli. Il fulcro di questa illusione geografica è Odeonsplatz, una piazza monumentale che se stringi gli occhi ti sembra di essere stati catapultati di colpo a Firenze o a Roma. Proprio qui si affaccia la maestosa Feldherrnhalle, la Loggia dei Marescialli, che i bavaresi hanno costruito copiando quasi fedelmente la Loggia dei Lanzi del capoluogo toscano. Poco distante la Chiesa dei Teatini, con la sua facciata gialla in stile barocco mediterraneo, squarcia il grigiore del nord e rimanda direttamente ai vicoli di Napoli o alle piazze romane. Basta mettere il Vespone sul cavalletto centrale e camminare pochi passi per sedersi ai tavolini del leggendario Caffè Tambosi. È il locale più antico della città e proprio tra queste mura, fin dal Settecento, i bavaresi hanno imparato il rito tutto nostrano del dolce far niente, sorseggiando un espresso perfetto mentre guardano il passeggio con la stessa flemma di chi si gode il sole in una piazza della costa ligure.

Se invece cerchi l’anima più verace, profumata e rumorosa di questo legame di sangue, devi spingerti tra la folla del Viktualienmarkt. Il grande mercato all’aperto nel cuore della città è un tripudio di sensi dove i pretzel giganti e i boccali di birra artigianale convivono pacificamente con banchi straripanti di mozzarelle di bufala, pomodori campani e olio d’oliva pugliese. Tra i vicoli del mercato l’italiano si parla fluentemente, i bavaresi ordinano i prodotti chiamandoli per nome e l’aria si riempie di quella vivacità calorosa che spezza il rigore teutonico. Questo viaggio lento sulle ruote da dieci pollici dimostra che la fantasia non ha bisogno di ali per volare e che l’Italia sa mettere radici profonde ovunque ci sia qualcuno pronto a portarla con sé, persino sotto il cielo austero e affascinante della Baviera.

© Maurizio Di Giovancarlo Tuscia Fotografia

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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