

ACQUAPENDENTE – Nel tredicesimo secolo Acquapendente era un borgo pulsante lungo la Via Francigena. Il cuore di Guglielmo, un artigiano ceramista dal talento straordinario, batteva per Matilde, la figlia del nobile feudatario locale. Un amore proibito consumato nell’ombra dei vicoli stretti e nei profumi intensi della primavera della Tuscia. Matilde aveva capelli neri come la notte e occhi profondi come laghi. Non era una fanciulla da corte. La sua anima era indomita e il suo desiderio non poteva essere imprigionato. In Guglielmo vedeva l’amore puro che trascendeva i ceti sociali.
Per suggellare il loro legame segreto Guglielmo creò un pezzo unico: un catino in maiolica. Con le sue mani modellate e dipinte con cura immortalò la loro storia. Al centro mise la figura di Matilde che raccoglieva fiori selvatici sotto un albero maestoso. Guglielmo con le sue lunghe calze e il farsetto a strisce danzava leggero tra l’erba. Un cartiglio recitava: «Tolle questa frasca p(er) mio amore, Voleti direto p(er) testo serpente». Era un invito a cogliere il fiore del loro amore indimenticabile. Un serpente simbolo della saggezza e del tempo si intrecciava ai loro piedi a protezione del segreto.
Il Contrasto Moderno: L’Eros iper-esposto
Visto oggi quel catino è il relitto di un mondo sommerso. Se Guglielmo e Matilde vivessero ai nostri giorni la loro storia non abiterebbe il silenzio dei vicoli ma il rumore dei social network. Oggi quell’archetipo di passione carnale si è trasformato. Lei avrebbe la sensualità sfrontata e magnetica di una Moanax e lui l’energia travolgente e l’istinto animale di un Rocos.
I tanti social media bombardano le nuove generazioni con stimoli continui e spingono l’eros fino all’eccesso. Forse troppo. In questo flusso infinito di immagini esplicite e gratificazioni istantanee a portata di click si è persa la motivazione stessa del desiderio. I giovani di oggi non hanno più la pazienza o lo stimolo per conoscere l’amor cortese. Quel gioco fatto di sguardi rubati, attesa, distanza e idealizzazione è durato per secoli. Poi la rivoluzione digitale ha accelerato tutto. Il mistero del corteggiamento è stato cancellato da un algoritmo che consuma la carne prima ancora che possa nascere un sentimento.
Il Passato che Ritorna
Eppure la fame di carne e di legami veri sopravvive sotto la superficie digitale. Secoli dopo ad Acquapendente la città moderna continua a mescolarsi alle sue radici di pietra e tufo. Elara, una brava e affermata restauratrice d’arte, camminava per le vie del borgo attratta da una mostra al Museo della Città. Tra le opere esposte proprio quella ciotola di maiolica del XIV secolo catturò la sua attenzione. Le figure danzanti, il cartiglio sbiadito e il serpente misterioso le trasmettevano qualcosa di stranamente familiare.
Mentre ammirava l’opera un uomo le si avvicinò. Era Brando, uno storico locale ed esperto delle tradizioni della Tuscia. I loro sguardi si incrociarono e in quell’istante un brivido attraversò entrambi. In un’epoca in cui ci si conosce scrollando profili su social specializzati, il loro fu un autentico shock analogico. Sembrava che si conoscessero da sempre. Brando con la sua voce profonda iniziò a raccontare la storia del piatto. Elara ascoltava ipnotizzata dalla passione cruda che trapelava dalle sue parole. Mentre lui narrava quell’amore antico lei si ritrovò a desiderare che quel sentimento eterno e fuori dalle logiche usa-e-getta dei nostri giorni potesse appartenere anche a loro.
La mostra finì ma l’incontro tra Elara e Brando lasciò un segno profondo. La sera stessa si ritrovarono a cena in un piccolo ristorante del centro storico immersi nell’atmosfera del borgo. Tra un bicchiere di vino locale e una chiacchierata complice la connessione divenne violenta e forte. Sulla via del ritorno Brando propose a Elara una visita notturna al Museo ed Elara incuriosita accettò.
La Scintilla Oltre il Tempo
All’interno il museo era illuminato solo dalla luce discreta delle lampade. L’atmosfera era surreale. Brando la condusse di fronte al catino e iniziò a sussurrare le parole del cartiglio: «Tolle questa frasca p(er) mio amore, Voleti direto p(er) testo serpente». In quell’istante l’eros antico e primordiale racchiuso nella ceramica si risvegliò. Il serpente sulla ciotola parve prendere vita avvolgendo Elara e Brando in un abbraccio misterioso.
In quel momento la carnalità assoluta dei miti moderni alla Rocos e Moanax si fuse con la sacralità dell’attesa medievale. Le figure dell’antico vaso sembrarono danzare intorno a loro mentre l’eco di quel legame risuonava nelle sale. E così tra le mura del Museo della Città di Acquapendente Elara e Brando scoprirono l’amore che trascende il tempo e le mode virtuali. Un eros potente che unisce il passato e il presente e che come il serpente della ciotola non conosce fine.
Per lasciarsi incantare da questa stessa magia e per riscoprire il valore del desiderio oltre lo schermo di uno smartphone visitate il Museo della Città di Acquapendente. Lì potrete guardare da vicino il leggendario catino e toccare con mano i segreti custoditi nel cuore della Tuscia.
© Maurizio Di Giovancarlo Tuscia Fotografia


















