
INSIDE – L’azienda Viti Sul Lago di Gradoli produce barbatelle biologiche per salvare dall’estinzione i biotipi rari del Centro Italia. È guidata dalla famiglia Calcagno: Gaetano il padre e i figli Massimo e Valentina, che hanno chiuso la filiera debuttando con la sua prima annata di vini naturali e proseguendo la storica tradizione vivaistica sulle rive del Lago di Bolsena.
“Il futuro del vino si decide nelle radici. In un mercato che rischia l’omologazione, la nostra azienda, Viti Sul Lago, fa l’esatto opposto. Produciamo barbatelle biologiche – mi dice Gaetano – certificate per salvare dall’estinzione i biotipi rari e le varietà autoctone di Lazio, Umbria e Toscana. Recuperiamo il patrimonio genetico antico del Centro Italia per restituire ai viticoltori piante uniche, capaci di fare vini identitari.”
Come lo facciamo? Me lo dice Massimo: “Rifiutiamo la chimica di sintesi. Lavoriamo in regime biologico rigoroso, assecondando la natura ma applicando un controllo fitosanitario di massima precisione. Dalla selezione nei vigneti custodi fino all’innesto, ogni passaggio è tracciato. Il risultato? Barbatelle con un apparato radicale potente, naturalmente resilienti e pronte a resistere al cambiamento climatico.”
Dove andiamo? Qui interviene Valentina: “Ovunque ci sia una viticoltura di territorio, spesso estrema. Copriamo l’Italia continentale, ma le nostre piante affrontano rotte straordinarie. Salgono a nord fino in Svizzera, mercato esigente che cerca la precisione del bio, e viaggiano a sud verso le sfide del mare e del vento, sbarcando sulle rocce di Ponza e tra i terrazzamenti vulcanici di Filicudi in Sicilia. Dalle vette alpine agli scogli del Mediterraneo, piantare le nostre viti significa fare una scelta culturale: smettere di produrre cloni e iniziare a coltivare la storia.”
L’azienda agricola Viti Sul Lago è una giovane realtà familiare situata sulle colline del Lago di Bolsena. È specializzata nella produzione biologica di olio extravergine d’oliva, vini naturali, barbatelle e dei tipici Fagioli del Purgatorio. Il babbo Gaetano con i figli Massimo e Valentina Calcagno porta avanti questa bella storia.
“Noi non compriamo le viti per fare il vino. Noi le facciamo nascere”, mi dicono in coro. “Dietro queste tre bottiglie non c’è la storia dell’ultimo minuto. C’è il silenzio della terra e il lavoro di generazioni che custodiscono l’unico vivaio di barbatelle rimasto nel Lazio. Da anni le nostre mani selezionano, innestano e creano la vita che altri pianteranno nei loro vigneti. Oggi, per la prima volta, quel cerchio si chiude. Abbiamo preso le nostre viti, quelle nate nel nostro vivaio, e le abbiamo accompagnate fino al calice.”
Il risultato è la primissima annata, il debutto assoluto delle tre creature Nesto, Treccio e Iddo. “Vederle finalmente brillare nei bicchieri, a due passi dal nostro lago, non è solo un traguardo, ma è l’orgoglio di aver governato l’intera filiera dal primo millimetro di radice fino al tappo. Per questo mandiamo un grazie immenso a tutti gli amici, ai colleghi e agli appassionati che in questi giorni hanno brindato insieme a noi stringendoci la mano e condividendo l’emozione di questo inizio. Dal vivaio alla bottiglia, senza scorciatoie, con la nostra firma: dalle radici al calice.”
Questa è la Tuscia, e le storie legate al territorio, alla gente che continua a lavorare e a produrre delle eccellenze senza grandi proclami, lavorando sodo per un futuro sempre migliore.
©Maurizio Di Giovancarlo Tuscia Fotografia
























