Tredici furti tra Roma, la Tuscia e altre province. Dalle chat di gruppo alla "tecnica del buco", smantellata un'organizzazione criminale che rivendeva la merce rubata online a metà prezzo.

Il 2033 è lontano, direte voi. E forse avete ragione. Ma intanto, se non altro, Viterbo ha smesso di guardarsi allo specchio e ha iniziato a provare a fare qualche passo di danza, sperando che, da qui a sette anni, il ritmo non diventi troppo frenetico da far perdere il fiato ai ballerini. Per ora, il sipario si chiude su una città che ha voglia di farsi bella. E, in fondo, che male c’è a sognare in grande? Al massimo, ci si sveglia con la voglia di aver fatto qualcosa di buono.

Trentatré ettari di pannelli rotanti, una tecnologia che insegue il sole per strappargli ogni goccia di energia, sono stati respinti al mittente.

Dopo un fine settimana passato a guardarsi alle spalle, tra la cautela e l’indolenza di un livello di pre-allerta che sapeva di tregua armata, ecco che da domani, lunedì 13 luglio, la Tuscia si risveglia sotto il vessillo del «livello 2».

Da domani, e fino a giovedì, le porte di Viterbo, Civitavecchia e Rieti si spalancano.

Il dettaglio più inquietante riguarda le persone fisiche utilizzate come "clienti" all'oscuro di tutto.

Il sito sommerso, gioiello della prima età del Ferro, diventa cantiere di eccellenza. La Soprintendenza avvia la collaborazione con l’Istituto Centrale per il Restauro per la tutela di uno dei villaggi più importanti d’Italia.

Nei primi cinque mesi del 2026 le denunce nella Tuscia sono balzate del 14,1%, il dato più alto dell’intera regione.

Non è solo burocrazia, non è solo tecnica urbanistica: è la leva che, nelle intenzioni di Palazzo dei Priori, dovrebbe finalmente scardinare le catene che per anni hanno tenuto il centro storico e le zone agricole in una sorta di letargo forzato.

Oltre alla produzione illegale, scoperta una rete logistica insonorizzata con tanto di zona notte per la manovalanza.




















