Su verso Soriano, tra le fronde spesse di quei castagni che da secoli sfamano la gente del posto e ne disegnano il paesaggio, sono comparsi piccoli oggetti misteriosi.

A lanciare la suggestiva tesi, riportata nei giorni scorsi dalla testata Storica National Geographic, è un nuovo studio focalizzato proprio sulle straordinarie tombe dipinte della necropoli di Tarquinia. Secondo la ricerca, architettura, pittura murale, acustica e microclima non venivano combinati per caso o per semplice gusto decorativo, ma lavoravano in perfetta sinergia per provocare un impatto sensoriale devastante su chi entrava.

"Speravo in una crescita ma arrivare a 300 opere è un risultato che sinceramente va oltre le aspettative".

Finché ci saranno paesi capaci di stringersi attorno a un tavolo, a un piatto fumante e al proprio campanile con questo spirito, c'è ancora speranza. E a Barbarano, statene certi, la speranza ha il sapore delle cose buone di una volta.

L'iniziativa, portata avanti dal Museo della Terra insieme all'Associazione Comunità Narranti e sostenuta dal contributo della Regione Lazio, punta dritta al cuore del patrimonio immateriale del territorio.

Gli studenti del Lazio fanno bene a farsi sentire e a chiedere luoghi dignitosi dove formare le proprie menti.

Tenetelo a mente, cari lettori de La Fune, la prossima volta che il vostro telefono trillerà per battere cassa. Il progresso è una gran bella cosa, certo. Ma il vecchio, caro dubbio metodico non ha ancora bisogno di aggiornamenti di sistema.

Un reperto di straordinaria fattura che va ad aggiungersi ai numerosi manufatti in bronzo scoperti nel corso delle indagini svolte nel 2025, confermando ancora una volta la ricchezza e l'importanza scientifica dell'insediamento.

Il motto di quest’anno parla chiaro: «Piantare alberi per coltivare la speranza».


















