

C’è un piccolo pezzo di terra, qui nella Tuscia, dove le cose accadono ancora come dio comanda. E dove il tempo, quando arrivano i primi freschi di settembre, si ferma per lasciare spazio a ciò che conta davvero: la tavola, il campanile, la musica e la gente.
Quel pezzo di terra si chiama Barbarano, e questo fine settimana è stato teatro di una di quelle vicende che riconciliano con il mondo intero. Migliaia di persone — tra paesani, forestieri capitati per caso e turisti arrivati da chissà dove — si sono riversate nella piazza sotto le mura per la 53ª Sagra della Lumaca. E quando nei nostri paesi si muovono numeri del genere, non è mai solo una questione di cifre o di statistiche da sbandierare: è una questione di cuore.
Regina incontrastata della festa, manco a dirlo, la lumaca. Cucinata con la pazienza antica delle grandi occasioni, ha conquistato tutti, mettendo d’accordo persino le bocche più difficili. Intorno ai piattini e ai bicchieri di vino, Barbarano ha mostrato il suo volto migliore: quello autentico, sanguigno, di una comunità vera.
Ma certe cose non nascono per caso, né cadono dal cielo. Dietro questo successo da record c’è l’impegno caparbio della Pro Loco Aps, che ha saputo orchestrare un programma ricco, rumoroso e festoso. E poi ci sono loro: i volontari, le cuoche con le mani ancora rosse di sugo e la farina sui grembiuli, e i ragazzi e le ragazze che per giorni e notti non hanno tirato il fiato un solo secondo. Gente che ha regalato il proprio tempo e la propria passione solo per veder sorridere il paese.
Per diversi giorni, Barbarano si è svegliata e addormentata al ritmo delle bande e delle risate. C’erano i concerti, le bancarelle dell’artigianato, i giochi popolari di una volta, le gare di disegno per i più piccoli e persino i laboratori di cucina. Al Centro Polivalente si sono tenuti tornei di carte epici, con quelle battute e quei colpi d’asso sul tavolo che valevano da soli il prezzo del viaggio.
A rendere tutto imperturbabile e memorabile ci ha pensato poi l’occhio attento del fotografo locale, capace di immortalare la luce, i colori e le facce stanche ma felici di questa tre giorni. “Un grazie sentito va anche ad associazioni, artisti ed espositori che hanno fatto la loro parte senza tirarsi indietro”, dicono dal Comune.
“Il grande afflusso di pubblico e l’entusiasmo dimostrato rappresentano un importante riconoscimento per tutti coloro che hanno lavorato dietro le quinte”, hanno fatto sapere dall’Amministrazione Comunale, esprimendo profonda gratitudine a chiunque abbia contribuito. “Ancora una volta, Barbarano ha dimostrato che, quando si uniscono impegno, collaborazione e passione, si possono realizzare grandi cose”.
E ha ragione il Municipio. Perché finché ci saranno paesi capaci di stringersi attorno a un tavolo, a un piatto fumante e al proprio campanile con questo spirito, c’è ancora speranza. E a Barbarano, statene certi, la speranza ha il sapore delle cose buone di una volta.





















