

VITERBO – C’è una saggezza antica nelle cose della terra, di quelle che non hanno bisogno dei grandi discorsi dei sindaci o delle sparate dei giornali per farsi capire. Diceva Jean Giono che un uomo solo, con una zappa e un sacco di ghiande, può rifare un bosco intero senza chiedere niente a nessuno. E deve essere un po’ questa l’idea che si è messa in testa Chiara Brunori per la nuova edizione di Verdi e Contenti, la mostra florovivaistica che sabato 12 e domenica 13 settembre torna a radunare la gente perbene al Centro Botanico Moutan di Vitorchiano.
Mentre in città si fa un gran gran parlare di verde e poi ci si dimentica persino di bagnare i gerani alla finestra, tra i viali della collezione di peonie s’è deciso di passare ai fatti. Il motto di quest’anno parla chiaro: «Piantare alberi per coltivare la speranza». Una faccenda seria, pensata proprio per questo scorcio di settembre in cui la terra fresca di fine estate chiama le radici e promette di farle crescere buone.
Da ogni angolo d’Italia sono arrivati i vivaisti produttori, gente di quelli che con le piante ci parlano sul serio e custodiscono collezioni rarissime come fossero reliquie di chiesa, pronti a dare consigli spassionati a chiunque passi tra gli stand. Tra un laboratorio dell’Orto Botanico “Angelo Rambelli” dell’Università della Tuscia, le passeggiate botaniche guidate con Alex Mesini e gli intrecci di lana dello Yarn Bombing, ci sarà perfino il tempo per l’azione collettiva “Creiamo una foresta”.
Non si tratta di fare gli intellettuali con la spilla al bavero, ma di sporcarsi le mani con la terra buona, magari portando i ragazzini a capire come funziona il segreto di un seme prima che si dimentichino del tutto la forma delle foglie. Dalle nove e mezza del mattino fino al tramonto, il Moutan diventa la capitale di un piccolo mondo dove il futuro si misura in rami e la speranza la si mette a dimora un albero alla volta.
















