Aule come fornaci e la solita (quanto inutile) estiva protesta del settembre italiano
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Gli studenti del Lazio fanno bene a farsi sentire e a chiedere luoghi dignitosi dove formare le proprie menti.

VITERBO – C’è un rito pagano che in Italia si ripete con la precisione di un orologio svizzero ogni qualvolta il calendario segna l’inizio di settembre. Non fa in tempo, il giovane studente, a riporre le pinne e la crema solare nell’armadio, che subito si accorge d’un tratto che le aule scolastiche assomigliano più a dei bagni turchi che a luoghi dedicati all’intelletto.

E così, puntuale come le rondini a primavera o le tasse in autunno, si leva il grido d’allarme della Rete degli Studenti Medi del Lazio. Il loro coordinatore, tale Simone Montori, ha preso carta e penna – o più verosimilmente uno smartphone – per indirizzare un accorato appello alla giunta guidata da Francesco Rocca e ai presidenti delle varie Province. La richiesta? Un “piano straordinario di edilizia scolastica” per far fronte alla calura record. Insomma, dicono i ragazzi: ci mandate a lezione, ma nelle classi si soffoca.

I numeri, d’altronde, sembrano dare loro ragione con la solita e implacabile concretezza delle cifre. Un’indagine della rivista Tuttoscuola ci rivela che nove istituti su dieci, in questo nostro amato Stivale, sono completamente sprovvisti di aria condizionata. Il che significa che il restante dieci per cento – verosimilmente racchiuso in qualche fortunata eccezione privata o sperimentale – gode del privilegio di uno sbalzo termico, mentre la massa dei nostri futuri cittadini viene cotta a puntino su banchi di formica risalenti al secolo scorso.

Ora, chi vi scrive ha un’età per cui ricordarsi i banchi di legno e le finestre spalancate sui cortili assolati non è un esercizio di memoria, ma un’esperienza di vita. Ai miei tempi – frase odiosa, me ne rendo conto, ma purtroppo vera – il caldo a scuola ci si limitava a patirlo, sventolando i quaderni a quadretti e sperando nella clemenza di un professore compassato. Ma i tempi cambiano, il clima – dicono gli esperti – si fa sempre più torrido, e le pretese della modernità avanzano.

Il punto, però, è sempre il medesimo: la burocrazia nostrana. Chiedere alla Regione e alle Province un piano straordinario di condizionamento per migliaia di aule proprio a pochi giorni dal suono della prima campanella è un po’ come pretendere che la flotta navale si prepari alla battaglia mentre le navi stanno già salpando dal porto. L’edilizia scolastica italiana vive da decenni in uno stato di perenne e rassegnata emergenza: d’inverno ci si lamenta dei termosifoni spenti e del gelo nelle aule; d’estate, del caldo che squaglia le idee.

Gli studenti del Lazio fanno bene a farsi sentire e a chiedere luoghi dignitosi dove formare le proprie menti. Ma conoscendo la velocità di crociera delle nostre amministrazioni, c’è da scommettere che prima di vedere i condizionatori installati nei corridoi, ci penserà l’autunno a rinfrescare gli animi. E a quel punto, c’è da giurarci, il dibattito si sposterà sulle infiltrazioni d’acqua dal soffitto.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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