

SORIANO NEL CIMINO – C’è un momento, nel silenzio ombroso dei boschi del Monte Cimino, in cui pare quasi di udire un respiro. Un battito lento, millenario, che sfugge all’orecchio frettoloso degli uomini. Eppure, da oggi, quel palpito segreto non è più soltanto un’ipotesi per poeti o sognatori.
Su verso Soriano, tra le fronde spesse di quei castagni che da secoli sfamano la gente del posto e ne disegnano il paesaggio, sono comparsi piccoli oggetti misteriosi. Li chiamano Tree Talkers, “quelli che parlano con gli alberi”. Sono sensori minuscoli e ostinati, arrampicati sui tronchi come lucertole di metallo, portati lassù dall’iniziativa di Sorgenia. Lavorano in silenzio, giorno e notte, per registrare i respiri impercettibili della foresta: la linfa che sale, la fotosintesi nelle ore calde, la reazione di fronte a una gelata improvvisa o al morso della siccità.
Il bosco del Cimino è entrato così ufficialmente nel progetto #RigeneraBoschi, ideato proprio dal gruppo energetico Sorgenia e coordinato scientificamente dai ricercatori dell’Università degli Studi di Milano. È la prima volta che questa rete nazionale mette sotto osservazione i castagni, alberi nobili e feriti che negli ultimi anni hanno dovuto combattere la loro personale, silenziosa guerra contro l’assedio del cinipide galligeno.
I sensori sono stati divisi in due settori del bosco: da una parte gli alberi lasciati alla loro solitudine selvaggia, dove la natura fa e disfa senza sguardi umani; dall’altra la foresta accudita, dove l’uomo interviene con passo leggero e gestione sostenibile. L’obiettivo dell’intesa tra Sorgenia e ateneo, come spiega il professor Giorgio Vacchiano, è capire se la cura attenta dell’uomo possa funzionare come una medicina preventiva prima che arrivino le tempeste del clima che cambia.
Così, mentre giù nella valle la vita corre con il suo solito strepito, lassù nel regno dei castagni si compie un prodigio moderno. Gli alberi del Cimino, già custodi di una storia antica e certificati dai massimi organismi per la loro salute, hanno preso a parlare. Inviano dati, cifre, numeri che raccontano quanto sia fragile e preziosa la loro vita. E a noi, fermi ai piedi della montagna, non resta che tendere l’orecchio e imparare di nuovo ad ascoltare.


















