





INSIDE – Sabato mattina. Agosto rovente. Piazza del Plebiscito a Viterbo – quella del Comune per capirci – è un deserto di pietra e luce “abbacinante”: ottima per scattare due foto senza turisti di mezzo, ma un forno a cielo aperto.
Ci sediamo ai tavoli all’aperto del bar sulla piazza, ordiniamo due caffè e il discorso inizia subito. Marco è un fiume in piena: un concentrato di aneddoti, date, ricordi ed entusiasmo puro, che non usa filtri e non si nasconde dietro i comunicati stampa preconfezionati.
«Sono strasoddisfatto di come sta andando questo progetto» mi dice fissandomi negli occhi. «È una mia creatura. Ho curato tutto io, dalla performance vera e propria del racconto fino alla logistica iniziale e finale con le degustazioni. Ma la soddisfazione più grande è un’altra. Maurizio, veder arrivare tutta quella gente da ogni angolo d’Italia per scoprire questi borghi dei Cimini è stato incredibile: curiosi pieni di domande, disposti ad ascoltare. Ho cercato di conoscerli tutti, di abbracciarli uno per uno. Spero di esserci riuscito, mi hanno travolto con un affetto pazzesco. Spero solo di meritarmelo. Auguro a tutti loro di seguire sempre i propri sogni.»
Butta giù un sorso di caffè, poi si ferma un secondo. Vuole dare il giusto peso alle parole: «Voglio ringraziare le aziende locali. Il loro supporto per le degustazioni di prodotti tipici è stato fondamentale. Ma sia chiara una cosa: tanta gente è venuta prima di tutto per conoscere e sapere. Per ascoltare le storie.»
Ed è qui che Marco mi spara la sua filosofia spicciola ma verissima: «Caro Maurizio, ti posso dire una cosa? Chi studia la storia studia il presente».
Il presente di cui parla è fatto di numeri reali: piazze piene, un successo clamoroso di pubblico, prenotazioni sold out e la soddisfazione enorme di far respirare la Tuscia profonda.
Quella rassegna dal nome lungo e istituzionale – “Borghi, Castelli e Parchi dei Cimini: Viaggio nel territorio attraverso le tradizioni”, finanziata e progettata dalla Regione Lazio e promossa dalla Comunità Montana dei Cimini di Ronciglione guidata dal commissario straordinario Fabio Menicacci – sulla carta sembrava il solito progetto burocratico. Nella realtà, grazie a Marco e all’Associazione Culturale Il Fascino del Passato, è diventata carne viva.
Marco è un attore, un regista, un Narratore di Comunità formato all’Università della Tuscia, che prende la storia e la trasforma in un’esperienza che ti si appiccica addosso.
I numeri: 20 passeggiate-racconto in 10 comuni diversi (da Vitorchiano a Capranica, passando per Caprarola, Vetralla e Ronciglione).
La formula: Due ore e mezza a camminare tra vicoli e rocche ascoltando storie di antichi feudi, di Giulia Farnese, di mestieri legati al ferro e all’acqua. E alla fine, ci si siede ad assaggiare i prodotti della terra. Il cerchio si chiude.
«Ogni borgo custodisce una voce che il tempo non è riuscito a spegnere» mi dice Marco mentre finiamo il caffè. «È una memoria fatta di persone, gesti e tradizioni. Noi restituiamo dignità a questo patrimonio invisibile. Trasformiamo la storia in futuro.»
Il calendario è fitto e va avanti fino a fine agosto: sabato pomeriggio: dalle 17:30 alle 20:00; domenica mattina: dalle 10:30 alle 13:00. Gli eventi sono totalmente gratuiti, ma la prenotazione è obbligatoria perché i posti volano via subito.
I monumenti da soli sono pietre fredde. Un territorio continua a vivere solo se c’è qualcuno che lo racconta e qualcuno che ha ancora voglia di sedersi ad ascoltare. Proprio come abbiamo fatto noi, visionari in un sabato mattina dentro una piazza rovente.
© Maurizio Di Giovancarlo – Tuscia Fotografia)



























