Marciapiedi da incubo - Al di là del cespuglio la solita storia anche a piazzale Gramsci
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Per arrivare alla famosa fermata del bus di cui sopra, un pedone deve fare il giro di tutta la piazza, rischiando di perdere la sua corsa. Niente da fare, nemmeno i marciapiedi di Piazzale Gramsci sono idonei a una innocente passeggiata.

Piazzale Antonio Gramsci. Non contenti di quello che abbiamo visto pochi giorni fa in Via della Palazzina, ci siamo spostati poco più su, nel grande piazzale che è gioia e dolori di ogni viterbese.

Piazzale Gramsci è un grande crocevia dove automobilisti, pedoni, autisti di bus o camion, passano gran parte della propria settimana: le auto sfrecciano e si intasano all’altezza del passaggio a livello, gli autobus si incolonnano dietro di esse e i pedoni aspettano con pazienza che riescano ad arrivare alla fermata. Ecco ci siamo, la fermata del bus. I marciapiedi soprattutto.

I marciapiedi di Piazzale Gramsci non tradiscono le nostre aspettative: smottamenti, buche, zone in cui l’asfalto si è completamente eroso e nessuno si è sognato di “rattopparlo”. Sono sicuramente più larghi di quelli a cui siamo abituati, ma chi procede a piedi deve comunque preferire la carreggiata perché, in alcuni punti, non si può passare in modo agevole.

Attraversiamo la strada, le belle aiuole verdi ci fanno pensare che questa volta troveremo il marciapiede perfetto e la nostra ricerca non sarà stata vana. No, non ci siamo. Al di là dei bei cespugli, si torna allo stesso scenario di sempre: le radici dei pini secolari che abitano il piazzale hanno completamente divelto il manto stradale e sollevato i bordi del marciapiede che frana sotto il loro peso. Non crediamo che la carrozzina di un disabile o un anziano con l’andatura claudicante, possa camminare tranquillo su quel marciapiede. Per arrivare alla famosa fermata del bus di cui sopra, un pedone deve fare il giro di tutta la piazza, rischiando di perdere la sua corsa.
Niente da fare, nemmeno i marciapiedi di Piazzale Gramsci sono idonei a una innocente passeggiata.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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