Marciapiedi da Incubo - Smottamenti in via Monti Cimini
Barco 1
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Via Monti Cimini. Siamo tornati in quel luogo dove di misfatti in fatto di marciapiedi, ce ne stanno a bizzeffe. Questa volta abbiamo trovato un corto e solitario marciapiede che muore rovinosamente in uno strapiombo indegno pieno di piante di ogni forma e dimensione.

Via Monti Cimini. Siamo tornati in quel luogo dove di misfatti in fatto di marciapiedi, ce ne stanno a bizzeffe. Questa volta abbiamo trovato un corto e solitario marciapiede che muore rovinosamente in uno strapiombo indegno pieno di piante di ogni forma e dimensione.

La strada in questione ad un certo punto si allarga un po’, forma una piccola insenatura dove i camper trascorrono l’inverno e le auto fanno avanti e indietro dai parcheggi improvvisati ed è proprio dietro di loro giace il nostro marciapiede.

La cosa più viva in questo luogo sono i quattro alberi che, piantati nel bel mezzo del marciapiede, si sforzano con tutta la loro vitalità di restare in vita, le radici sono così potenti e vigorose da aver spaccato completamente l’asfalto. Che novità eh. Il problema è che non si può muovere un passo lì sopra: se non sono le radici, sono quintali di foglie secche che si ammucchiano da almeno una decina d’anni, i rami degli alberi arrivano fin sul manto stradale e, per passare da lì, serve almeno un paio d’occhiali per salvare le retine. Nessuno che abbia mai pensato a potare quelle piante. 

Pur volendo insistere e con fare risoluto riuscire a superare questi ostacoli, a un certo punto non si può comunque procedere perché i cumuli di foglie caduche e secche, non permettono di passare. Neanche di guardare aldilà a dirla tutta. Ma non finisce qui, il meglio deve ancora venire. Su questo disperato marciapiede esiste un muretto, un basso rialzo dove potersi riposare dopo una passeggiata, una piccola oasi dove fermarsi a fare una telefonata all’aria aperta, peccato però che sia franato in più punti. Sì, il muro che dovrebbe dividere il marciapiede dallo strapiombo sottostante, è completamente imploso sotto il segno dell’abbandono più totale: avvicinarsi a quel muretto significa sicuramente finire di sotto e farsi male. Un muro del pianto viterbese.

Saranno trenta metri di marciapiede, ma è un vero cimitero, per le nostre passeggiate, ma soprattutto per la dignità di cittadini.

 

 

 

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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