Marciapiedi da Incubo - Asfalto scomparso in via Agnesotti
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Via Costantino Agnesotti. Non molliamo il Carmine, insistiamo. Ci spingiamo poco più in là rispetto alla precedente tappa, svoltiamo l’angolo con la speranza di esserci sbagliati, con la voglia di dire “finora è stato un caso, ci siamo sbagliati tutti”. No, torniamo con i piedi per terra e ci rendiamo conto che al peggio non c’è mai fine.

Via Costantino Agnesotti. Non molliamo il Carmine, insistiamo. Ci spingiamo poco più in là rispetto alla precedente tappa, svoltiamo l’angolo con la speranza di esserci sbagliati, con la voglia di dire “finora è stato un caso, ci siamo sbagliati tutti”. No, torniamo con i piedi per terra e ci rendiamo conto che al peggio non c’è mai fine.

In via Agnesotti, è facile descrivere la situazione marciapiedi perché, semplicemente, non ci sono. O meglio, forse c’erano. Di loro ci resta una sparuta traccia sul lato sinistro della strada, a ridosso della ringhiera di un cortile condominiale, tra rifiuti di varia natura e consistenza.

Quello che resta dei marciapiedi di via Agnesotti, è un solco grigio ricoperto di detriti e polvere, una cunetta a cielo aperto dove di certo non si può camminare, figuriamoci passeggiare. Il lato destro, se possibile, è anche peggio: le auto parcheggiate camuffano la situazione, nascondono le spaccature profonde del terreno che impediscono in modo definitivo ogni tipo di slancio.

Quindi ricapitolando: zero marciapiedi, zero bordi di protezione dalle auto che frecciano su quella strada, materassi, sportelli di chissà quale mobile buttati a bordo strada, copertoni di gomme di auto in bella vista a metà strada e, ovviamente, bottiglie di vetro che, a quanto pare, non possono mancare mai sulle nostre strade, qualcuno prima o poi ci spiegherà il perché.

Altro sopralluogo al quartiere Carmine fallito. Percorribilità marciapiedi fallita. Decoro urbano fallito. Dignità di questa città in assoluta picchiata.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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