Marciapiedi da Incubo - Sos Teverina
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Strada Teverina. Siamo tornati in questa zona, a ridosso del grande quartiere Santa Barbara, a due passi da Viterbo centro, in una strada molto trafficata ma piena di servizi di ogni tipo. La Teverina è un po’ la linea di confine della città, basta fare qualche passo oltre questo quartiere e ci si trova già in campagna.

Strada Teverina. Siamo tornati in questa zona, a ridosso del grande quartiere Santa Barbara, a due passi da Viterbo centro, in una strada molto trafficata ma piena di servizi di ogni tipo. La Teverina è un po’ la linea di confine della città, basta fare qualche passo oltre questo quartiere e ci si trova già in campagna.

I negozi sono tanti, gli uffici altrettanto, le auto passano veloci a ogni ora del giorno e anche della notte, i nostri amici marciapiedi sarebbero utili per arrivare in questi luoghi, isole tranquille per svolgere la propria quotidianità. Come immaginerete non è così.

Ci addentriamo in una delle vie più piccole che si diramano dalla strada principale e ritorna lo stesso scenario che abbiamo già incontrato in Via Marescotti, a due passi da dove ci troviamo. I marciapiedi ci accolgono con il loro fare spettrale, abbandonati lì a metà via come se non si meritassero una fine migliore.

I primi passi sono tutti controllati e attenti a non mettere il piede nelle enormi buche e nei rovinosi crolli che ci sono a bordo strada, il resto è tutta una gincana tra piante rampicanti e urticanti di varia natura e dimensione e i soliti sacchetti dell’immondizia che si decompongono al sole.

Gli alberi che hanno avuto la sfortuna di essere piantati proprio su quei marciapiedi, si ribellano ormai da tempo a quella costrizione distruggendo però l’asfalto tutto intorno e mettendo in pericolo le caviglie di chi prova a camminare su quel marciapiede.

Ovunque ci spingiamo, ovunque volgiamo lo sguardo è solo trascuratezza, abbandono e incuria, nessuna voglia di fare due passi per guardare da vicino le bellezze di questa città perché non si sa davvero dove mettere i piedi.

 

 

 

 

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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