Marciapiedi da Incubo - La desolazione di via Tuscia (quartiere Villanova)
Via Tuscia 4
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I pezzi di vetro sono talmente tanti e sparpagliati uniformemente per tutta la via che sembra che tutta la strada sbriluccichi, niente di magico però né tanto meno romantico, è solo la sciatteria che non molla la presa.

Via Tuscia. Quartiere Villanova, piccola ma trafficatissima via che collega la Cassia a uno dei quartieri periferici più attraversati della città. L’ultima volta che siamo stati qui, siamo rimasti sconcertati dal fatto che non esistano marciapiedi di fronte la scuola elementare frequentata da molti bambini, bene, qui i marciapiedi ci sono ma nelle solite apocalittiche condizioni.

Visto il grande transito di auto, anche le condizioni della strada sono pessime, figuratevi quelle dei marciapiedi che sono ridotti a un ammasso informe di vetri, immondizia e i soliti cadaveri vegetali. I pezzi di vetro sono talmente tanti e sparpagliati uniformemente per tutta la via che sembra che tutta la strada sbriluccichi, niente di magico però né tanto meno romantico, è solo la sciatteria che non molla la presa.

I bordi dei marciapiedi non ci sono quasi più (impossibile fare tre passi senza dover scendere), i tombini completamente ripieni di aghi di pino e cartacce varie, sono diventati la dimora di graziose piante urticanti che fiere verdeggiano e crescono indisturbate.

Protagonisti di questa nuova puntata della nostra saga quotidiana, sono questa volta i cerchioni in plastica delle auto che vivono lì, abbandonati sul ciglio stradale. Vi chiederete come: la velocità con la quale le auto si arrampicano su questa via è tale da far letteralmente schizzare via le coperture in plastica delle gomme che, diventando dei frisbee mortali, partono in velocità e si accasciano sui marciapiedi. Lì restano però. Se ne vedono alcuni di modelli auto che non esistono in commercio da almeno dieci anni. Nessuno li nota, nessuno li toglie, nessuno si sogna di dare una pulita ai pezzi di plastica che li circondano.

Bocciata anche Via Tuscia. Se ci passate attenti a dove mettete i piedi.

 

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
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