L'Eretico - Padroni del proprio tempo, artefici del proprio destino
Rogo dell' Eretico
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Piccolo vademecum per sopravvivere in una società globalizzata e "social". I cui pilastri sono la velocità e la produttività. Una società in cui si corre molto per non arrivare da nessuna parte.

Viviamo un’ era di piena globalizzazione. Siamo figli di una realtà aumentata in cui il virtuale, attraverso il social, ha di gran lunga sostituito la genuinità dei rapporti umani. Una società dove l’apparire diventa più importante dell’essere.

Una società in cui il parametro di base per valutare un essere umano è la produttività. Per questo si corre tanto, troppo. Anche quando non ce n’è bisogno. Se vi fermate a parlare con qualcuno, questo si lamenterà con voi dicendo: “Non ho mai tempo!”. Tempo per se stessi. Tempo per la famiglia e le persone care. Tempo per fare quello che ci piace. E, soprattutto, tempo per pensare.

Chi ti vuole far correre tutto il giorno a testa bassa sicuramente non vuole il tuo bene. Perché non vuole che ti godi il tuo tempo. Perché non vuole che pensi. Bisogna tornare a vivere. Non a vivere “lentamente” come sostengono alcuni guru della filosofia slow life, ma a vivere da uomini, questo sì. Cosa significa?

Tornare ad affrontare la vita a testa alta. Smettere di correre senza sapere dove si va (per la serie: corrono tutti, quindi corro anche io). Dare senso e significato a ogni gesto, a ogni parola, a ogni passo, a ogni istante. Tornare a progettare qualcosa capace di durare nel tempo.

Altro passaggio fondamentale: allontanare dalla propria vita tutte le persone “tossiche”. Quelle che non ci fanno stare bene, gli invidiosi, i prepotenti, gli arroganti. Quelle che ti succhiano l’energia vitale. Quelle che ti chiamano alle undici di sera perché gli devi risolvere un problema e poi nemmeno un “grazie”. In buona sostanza per tornare a essere artefici del proprio destino prima bisogna diventare padroni del proprio tempo. Il bene, dopo la salute, più prezioso che un essere umano possa avere.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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