L'Eretico - "C'ho 'n amico politico, un sacco potente"
Rogo dell' Eretico
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L'Eretico ha preparato per questa settimana un suo intervento, in linguaggio dialettale, per descrive il complesso rapporto tra un uomo disoccupato e il suo referente politico. Ogni riferimento a personaggi realmente esistenti è da ritenersi involontario e puramente casuale.

L’Eretico ha preparato per questa settimana un suo intervento, in linguaggio dialettale, per descrive il complesso rapporto tra un uomo disoccupato e il suo referente politico. Ogni riferimento a personaggi realmente esistenti è da ritenersi involontario e puramente casuale.

C’ho ‘n amico politico che è ‘sacco potente. Ha detto che me sistema! Che me trova ‘n posto de lavoro! Prima però devo fa la tessera der partito suo perché mo c’ hanno l’ congresso e deve fa bella figura. Allora ho fatto sta tessera. Pure se de politica nun ce capisco tanto. Pure se non me frega ‘granché…

C’ ho ‘n amico politico che è ‘nsacco forte. Ha detto che ce vo pazienza ma che stavolta ce semo: me sistema definitivamente. Prima però devo daje rvoto pe le comunali perché bisogna cambia ‘l volto de sta città che non funziona gnente. Io l’ho votato, che potevo fa? Anche se, passate le votazioni sto lavoro ancora nun se vede… eppoe non me pare che sta città funziona mejo. C’ho ‘n amico politico che è ‘sacco gajardo. Ha detto che devo sta tranquillo, che lui per me ce pensa. Che me c’ha’n mezzo al core. E che poi so ‘l primo de la lista. Che appena se libera qualche cosa me chiama.

Mo però ce sarebbe da vota’ pe le politiche e le le regionali perché lui vole rianna’ a Roma pe fa ‘l bene de sto territorio. Mica come quell’ altri che l’hanno saccheggiato e basta. Allora l’ho arivotato. Me so detto tra me e me: “se va a Roma sai quanto bene po fa”. E ‘nvece gnente. Sto ancora a tribbola’ e sto lavoro nun se vede. ‘N po’ de giorni fa l’ ho ncontrato pe strada. Dapprima ha fatto finta de nun vedemme. Poi però siccome nun poteva fa diversamente, m’ ha salutato.

Je fo: “So tanti anni che te do na mano, che te voto… Ma tu quando me la dai?”. Me rispose: “Eh ormai sei vecchio. Sei fori dar mercato del lavoro! Che te posso fa?” – e continuò dicenno: “Magari posso prova’ a aiuta’ al tu fijo che pure lui me pare che non lavora…”. ” Per carità”- dico io ” Lassa perde. Che se l’aiute come hai aiutato a me stamo freschi”. È annato via tutto scocciato. Ha detto che non ce se comporta così. Che so un irriconoscente.

La volete sape’ ne cosa? Mesa’ che sto politico nun era tanto amico… Perché s’è sempre fatto li cxxxi sui e a me m’ ha sempre lasciato a piedi. E ora che so vecchio so annato dal mi fijo e jo detto: “Cammina co le cianche tue. Non te fida’ de chi te promette mari e monti. Faccela co le tu forze. La vita è un dono del Signore. Nun la spreca’ a corre dietro a chi de Te nun je frega niente”.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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