Si tratta di creare spazi occupazionali e di vita che li facciano sentire - qui - cittadini del mondo, senza dove scappare a Milano o a Londra. Insomma, Viterbo – per dirla in termini popolari - si deve ”scafare”. Troppi viterbesi continuano a starsene in una soggettiva confort zone confezionata su misura [...]

Mi complimento per l’attenzione “programmatica” data al problema del traffico cittadino; era ora che, seppur su un piano decennale, si affrontasse la questione secondo delle linee di intervento precise e in un’ottica sistemica. Non approfitterò dello “spazio partecipativo” che il Comune si appresta ad approntare per ricevere proposte e osservazioni al Piano da parte dei cittadini; ho la fortuna di essere accolto da questo giornale per esprimere alcun miei pensieri e di poterli divulgare ai lettori.

Poi, certo, ci sono le esagerazioni, le scelte discutibili, gli atteggiamenti ninby, del no in my backyard.

Il fatto che l’UNESCO consideri il Trasporto della Macchina di S. Rosa o la Cucina Italiana come patrimonio immateriale (cioè culturale) dell’umanità certifica la complessità del concetto di cultura.

Così, per cambiare, non bastano le leggi di inclusione, parità e giustizia sociale; è necessario lavorare sull’educazione sociale e mentale delle giovani generazioni ogni giorno e fin dall’inizio.

Fatta l’opera, inaugurata in pompa magna, magari all’ombra di buoni propositi, dopo poco essa cade nell’oblìo, in una “normalità routinaria” che ne pregiudica nel tempo le finalità designate. Si pensi alle strade, alla segnaletica che dopo un po’ l’uso e il tempo aggrediscono e rovinano e che necessitano di tempi biblici per recuperare la veste originaria.

Ci sono sicuramente degli aspetti interessanti e positivi in questo “contatto con l’aldilà” ...

Evidentemente qualcuno, a forza di arare il proprio campicello, ha finito per esagerare, la zappa ha rotto gli argini e tutta l’acqua è andata a infilarsi altrove.

52.000 viterbesi abitano nei nuovi quartieri fuori porta e solo 8.000 all’interno, e di questi almeno la metà sono in realtà immigrati. Allora come si resuscita "il morto"?

E' questione di narrazione; è questione di saper vendere frigoriferi in Lapponia. I senesi sanno farlo benissimo.

















