Meta deposita il brevetto per "parlare" con i morti: "Ciao Pa', come si sta in Paradiso?"
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Ci sono sicuramente degli aspetti interessanti e positivi in questo “contatto con l’aldilà” ...

IL PUNTO DI VISTA – Da qualche anno è possibile dialogare con i propri defunti e farsi descrivere come si trovano in Paradiso (o all’Inferno); ma se è per questo, si possono fare due chiacchiere anche con Cleopatra o Napoleone. Niente di strano; se ci facciamo un passeggiata su Instagram o Tik Tok possiamo ammirare cani che conversano amabilmente a tavola, Trump e Putin che giocano a carte, e via di seguito. E sia chiaro, con il labiale adeguato.

Porta delle foto di tuo nonno, qualche sua lettera, magari una registrazione vocale, aggiungi qualche aneddoto e qualche tuo ricordo personale e la piattaforma governata da A.I. ti offrirà la possibilità di conversare con lui, anche in modo molto coinvolgente. Lo fa il chatbot Hellogram, ad esempio, o TheVoice.ai, o Heaven After Life. Lo consigliano, soprattutto negli Stati Uniti, gruppi di ascolto di ispirazione religiosa, per migliorare la propria fede, o anche soltanto il loro morale. D’altronde, da tempo funzionano anche certe “parrocchie online”, che portano a casa di ciascun fedele il parroco; fatto di non poco conto perché pare che in questo modo si siano moltiplicati i contatti pastorali.

Fatto sta che Meta sta acquistando il brevetto per creare “cloni digitali” di utenti defunti (dei quali già conosce, come si dice, e a ben proposito in questo caso, vita morte e miracoli) per poi farli interagire con parenti e amici cari. Non possiamo meravigliarci che la tecnologia digitale sia giunta a tanto; è solo un fatto di Intelligenza artificiale generativa, di algoritmi ben lavorati che ormai da tempo hanno creato una “realtà parallela”, cioé una realtà aumentata (quella che ti fa entrare in un quadro di Van Gogh) e ancor più il cosiddetto “metaverso”, dove il tuo alter-ego conduce la sua vita e le sue imprese.

Ci sono sicuramente degli aspetti interessanti e positivi in questo “contatto con l’aldilà”; chi di noi non ha intavolato un qualche pur breve discorso interiore con un nonno, un genitore, un partner, un caro amico perduto, di fronte a un problema personale o alla rievocazione di un momento vissuto insieme? Ma i rischi sono dietro l’angolo e sono abbastanza gravi.

Intanto, a livello psicologico, se la persona cara se ne è andata da poco, diventa difficile “elaborare il lutto”, esigenza irrinunciabile per il proprio equilibrio mentale a medio e lungo termine. Ma soprattutto siamo di fronte all’ennesimo rischio di sovrapporre il falso, il verosimile e il vero in un unico pacchetto di informazioni con cui affrontare la realtà sociale. Perché, si badi bene: la società con cui abbiamo a che fare quotidianamente non è una realtà assoluta, valida di per sé in modo univoco. Può sembrare che lo sia osservando i fatti. Ma i fatti non parlano da soli, perché vengono interpretati e valutati mediante una serie di processi di negoziazione condizionati dallo scambio relazionale tra gli individui e dell’azione dei media di massa. Così mentre in passato una fotografia o un filmato rappresentavano una prova testimoniale, neutrale e oggettiva, oggi possono addirittura tradursi in un falso in grado di pregiudicare la conoscenza a favore di una vera e propria manipolazione della realtà.

E’ ciò che già temevano quelli che Umberto Eco definiva i “critici della società di massa” negli anni ‘50 e ’60 del secolo scorso (Fromm, Horkheimer, Levy), ma a essi si contrapponeva la considerazione che i media di massa avevano allargato la conoscenza e quindi la partecipazione sociale. Oggi, in effetti, la trasversalità dell’informazione non crea più delle discriminazioni nell’audience, ma se viene usata per distorcere la realtà può accadere che alcuni soggetti in grado di controllare gli sviluppi tecnologici più sofisticati costruiscano ad arte un significato, un valore, una verità, funzionali ai loro scopi imprenditoriali e di potere.

Questo rischio fu evitato cinquant’anni fa quando vi fu una proliferazione di emittenti radiotelevisive in grado di fare controinformazione, senza neppure grosse difficoltà tecniche. Ma oggi siamo di fronte a una elaborazione particolarmente sofisticata dell’intelligenza artificiale generativa che non è alla portata di tutti; ed è questa la preoccupazione espressa dalle Nazioni Unite, dall’Unione Europea e in tutti quei paesi ai quali sta a cuore la democrazia. Anche nel mondo stesso della scienza si è avanzato il timore di dover sottostare ai condizionamenti dei tycoon dell’A.I.

Sul piano politico, su quello etico, su quello pedagogico, su quello dell’informazione la confusione tra realtà e apparenza indotta dall’uso spregiudicato di A.I. rischia di spingere l’umanità sull’orlo di un baratro cognitivo di inimmaginabili conseguenze. Il fatto che migliaia di persone, per i motivi più disparati, contribuiscano da influencer o da followers a indirizzare questo cammino verso una realtà virtuale
multiforme, polivalente, trasformabile può comportare una confusione pari, nei suoi effetti deleteri, seppur di segno diverso, a quella di una “versione dei fatti” univoca, autoritaria, assolutistica. Ancora una volta, insomma, si afferma la “logica dl coltello”; non è il coltello (l’algoritmo) che conta, ma chi lo maneggia, se per affettare il prosciutto o per far male alle persone.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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