Fermare l'esodo dei giovani? La sfida di costruire una città globale
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Si tratta di creare spazi occupazionali e di vita che li facciano sentire - qui - cittadini del mondo, senza dove scappare a Milano o a Londra. Insomma, Viterbo – per dirla in termini popolari - si deve ”scafare”. Troppi viterbesi continuano a starsene in una soggettiva confort zone confezionata su misura [...]

IL PUNTO DI VISTA – Nel giro di 24 ore trentasette occupati a Marghera nella sede di Invest Cloud, società americana specializzata in tecnologia finanziaria, sono stati licenziati e sostituiti dall’A.I generativa. Si tratta di dipendenti con titoli di studio superiori e d’avanguardia: sviluppatori di softwares, programmatori, esperti di informatica applicata ai fenomeni economico-finanziari. Pur non conoscendo la biografia dei singoli lavoratori, possiamo supporre, valutando l’età media dei dipendenti del settore fintech, che si tratti per lo più di giovani, di età media di poco superiore ai trent’anni e comunque non superiore ai 35-38 anni.

Giovani, con titolo di studio modernissimo, operanti in un territorio – il Veneto – di pieno sviluppo economico, finanziario, ma anche sociale e culturale. Sorprendente? Fino a un certo punto. Come ogni innovazione tecnologica, l’A.I. generativa è temporaneamente job-killer, perché va a sostituire – in ogni campo, dall’industria ai servizi – alcune professionalità umane in nome di una maggiore efficienza ed efficacia. Il caso della robotica nell’industria manifatturiera, a partire dagli anni ’40 del XX secolo, o quello delle tecniche di comunicazione negli ultimi vent’anni, è esemplare. L’automazione venne accusata da personaggi importanti come Wiener e Galbraith di ridurre le possibilità di occupazione, ma poi il problema si è ampiamente ridimensionato con la nascita di nuove competenze professionali collegate all’evoluzione tecnologica.

Tutto questo per dire che nel campo dell’occupazione anche i giovani che si fregiano oggi di un titolo di studio all’avanguardia devono fare attenzione ai processi organizzativi e produttivi in corso, che stanno rivoluzionando il sistema sociale. In realtà, le giovani generazioni oggi si portano appresso numerose questioni, non solo quella del lavoro. La prima riguarda certamente la contrazione demografica; ciò comporta un invecchiamento della popolazione, un conseguente prolungamento dell’età lavorativa e quindi un ricambio generazionale più lento in un mondo del lavoro che invece è in continua evoluzione.

La riduzione delle nascite, evidentissima in Italia, peraltro si lega a una forte trasformazione della famiglia, su cui in questa sede occorre sorvolare anche se ormai appare come un fenomeno epocale che coinvolge il sistema sociale sotto variegati punti di vista. La seconda questione ha a che vedere con il livello di aspirazione dei giovani. Checché se ne dica, oggi la società è costituita per lo più da una classe media impegnata ad auto-realizzarsi, a migliorare la propria qualità della vita; così, nella ricerca dell’occupazione i giovani – ormai quasi tutti ampiamente scolarizzati – non si adattano, cercano piuttosto di salire i gradini sociali, comunque. Emigrano all’estero? Normale: lìsono anche disposti a fare i camerieri, se nel frattempo imparano a “stare nel mondo”, a toccare con mano una diversità accattivante e ricca di opportunità.

Ai miei tempi città come Roma, Milano, Firenze erano le mete dei giovani locali perché venivano definite, nella loro vita lavorativa, culturale, relazionale come “svegliabambocci”. Beh questo, soprattutto per i giovani italiani di provincia, vale ancora oggi per Milano, ma soprattutto per Londra, Berlino, Bruxelles… Il problema allora non sta semplicemente nel fornire spazi espressivi, luoghi di incontro culturale e sociale,
e neppure nel creare semplicemente posti di lavoro, per arginare l’esodo dei giovani viterbesi. Occorre operare soprattutto in quei settori lavorativi che non fanno sentire questi giovani prigionieri di un ambiente provinciale, ripetitivo, retrivo, residuale e che collegano direttamente le giovani generazioni a un mondo globale che non si limitano a conoscere via social, ma che entra in città attraverso l’industria turistica, culturale, tecnologica più avanzata. Si tratta di creare spazi occupazionali e di vita che li facciano sentire – qui – cittadini del mondo, senza dove scappare a Milano o a Londra. Insomma, Viterbo – per dirla in termini popolari – si deve ”scafare”. Troppi viterbesi continuano a starsene in una soggettiva confort zone confezionata su misura, troppi viterbesi vivono di piccolo cabotaggio insinuandosi nelle pieghe di un mondo clientelare e a scartamento ridotto; e probabilmente in molti casi i loro figli a questo non ci stanno. Poi, hai voglia a vantarti che tuo figlio vive e lavora all’estero; significa che qui l’estero, cioè il modo esterno, non sei riuscito a farlo arrivare e la vita quotidiana che si offre rischia di apparire come una pozza d’acqua stagnante, se non come un gorgo oscuro. E se si rischia a Venezia, figurarsi a Viterbo…

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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