Il Trasporto della Macchina di Santa Rosa? Tutto straordinario, ha solo un problema: la narrazione
Dies Natalis 03
800 Monastero
E' questione di narrazione; è questione di saper vendere frigoriferi in Lapponia. I senesi sanno farlo benissimo.

IL PUNTO DI VISTA – Caro Direttore, come sai sposo sempre le tue idee e le tue proposte, che sembrano avere una dimensione svincolata dall’aurea mediocritas della cultura nostrana.

Ma questa volta, a proposito dell’interesse che potrebbe circolare intorno alla Macchina di S. Rosa, non sono d’accordo con te (leggi qui). Tu dici che Viterbo non può vivere solo sul Trasporto, che non può ospitare più di un certo numero di spettatori forestieri, che è sì spettacolare, ma molto particolare e legato alla cultura locale, ecc. Tu dici tutto questo per promuovere al meglio la più duratura presenza di un eventuale Museo del Macchine. Non c’é dubbio che un Museo del genere allargherebbe il peso comunicativo della Macchina verso il turismo forestiero. Ma, intanto, se deve attrrarre turismo esterno, ha ragione Peppe l’Oca (leggi qui), rispetto ad alcuni progetti prospettati: un museo deve essere a portata di turista, che si muove quasi esclusivamente nel centro storico, non spinto avventurosamente in periferia.

Ma la mia critica è altrove. Se quel che dici sulla inevitabile “provincialità” del Trasporto fosse vero, il Palio di Siena non lo conoscerebbero neppure a Grosseto. Messo nei termini concettuali da te avanzati per il Trasporto, il Palio è una corsa di cavalli in tondo che dura poco più di un minuto, vista da poche persone (perché chi sta al centro della piazza o sta a bordo pista o non vede nulla, e i pochi posti di tribuna o i posti alle finestre costano centinaia di euro). L’esito della “gara” interessa solo i cittadini di Siena, e fra questi soprattutto i contradaioli. Visto così, è ancora peggio del Trasporto come interesse oggettivo. Fatto sta che questa corsa la conosce mezzo mondo, che viene trasmessa in tv in diretta sulla prima rete nazionale e c’é gente che in Australia si informa su chi ha vinto. Come mai? Perché è tutto un fatto di narrazione, o in termini più “terra terra” è un problema di strategie di vendita del prodotto turisto-culturale e folclorico.

Il Palio ha suppergiù la stessa età della Macchina di S. Rosa (risalgono ambedue al ‘500/’600) ma i senesi hanno saputo venderlo molto, molto meglio. Se trovi il narratore/venditore giusto, anche il Trasporto decollerebbe: lo sforzo di cento facchini di notte nei vicoli della Città, trenta metri di campanile illuminato, magari una gara sul record di durata del Trasporto o della Salita, magari una maggiore attenzione e qualità scenica a ciò che accade prima del Trasporto, compresa la processione del 2, magari un ulteriore appuntamento culturale, e termale, in grado di attrarre turisti stanziali, magari qualche maggiore spinta di una Regione che continua ad essere colpevolmente romanocentrica. E magari basta con l’ignoranza nostrana.

Ribadisco la vecchia storiella del contadino viterbese; quello toscano se vede un estraneo al confine del suo campo gli corre incontro a vendergli i prodotti della terra; se lo vede il viterbese gli corre incontro con il forcone. E’ questione di narrazione; è questione di saper vendere frigoriferi in Lapponia. I senesi sanno farlo benissimo.

800 Monastero
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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