Marciapiedi da incubo – Fermata del bus da panico in via della Grotticella

Marciapiedi da incubo – Fermata del bus da panico in via della Grotticella

Strada Cimina, angolo via della Grotticella. Chi è dotato di auto, passa almeno un quarto della sua giornata in questo preciso punto, in fila al semaforo, dove il colore verde, dura come uno schiocco di dita.

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Strada Cimina, angolo via della Grotticella. Chi è dotato di auto, passa almeno un quarto della sua giornata in questo preciso punto, in fila al semaforo, dove il colore verde, dura come uno schiocco di dita. Incrocio importante per la città che porta da una parte verso Belcolle e dall’altra verso Roma e molto paesi della provincia. E’ proprio qui che troviamo il marciapiede che fa al caso nostro. Un’occhiata fuori dal finestrino e il gioco è fatto.

Subito dopo il quadrivio, si apre il bel viale alberato che d’estate ci offre ombra e ristoro, ma d’inverno diventa l’incubo di chi aspetta il bus che passa da lì per raggiungere i paesi della provincia e anche Roma. Il marciapiede, dove si trova la fermata del bus, è completamente scavato ed eroso dalle radici che implacabili si sono fatte spazio fin al limite della carreggiata. Tutto morto lì intorno: foglie secche, rami pendenti che rendono il passaggio a dir poco avventuroso, ma soprattutto zero spazio per muoversi figuriamoci per stare in fila ad aspettare il bus.

I rassegnati pendolari che sostano, spesso per parecchio tempo, su quel marciapiede diventano degli agilissimi funamboli che stanno in bilico tra il bordo strada e quel fragile lembo di terra che dovrebbe essere un marciapiede. Guai ad avere una valigia in più, figuriamoci un passeggino con dentro un bambino.

Quando l’attesa diventa troppo lunga e soprattutto troppo scomoda, sono costretti a separarsi attraversando la strada rischiando di perdere il bus visto che, non appena questo si intravede in lontananza, si trasformano in corridori provetti e si lanciano dal lato giusto per non perdere la corsa e passare altri interminabili minuti sul marciapiede della vergogna.

L’asfalto non esiste più, le buche sono così profonde da non capire dove inizia e dove finisce la strada, le foglie coprono dei crateri che farebbero invidia al suolo lunare e le radici ormai in bella vista, spaccano quella piccola porzione di bordo stradale che dovrebbe evitare di essere falciati dalle auto in corsa.
Insomma non ci sembra il luogo più adatto per posizionare una fermata del bus, ma neanche per fare due passi e tentare di arrivare in centro a piedi. Per carità, gli alberi fanno il loro lavoro, un po’ meno ci sembra lo facciano gli uomini.

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