Marciapiedi da Incubo - Cercarsi quello scomparso in via della Mazzetta
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Nemmeno qui si può camminare tranquilli, una passeggiata su via della Mazzetta si rivela una vera e propria partita a scacchi dove, mettere il piede, nel punto sbagliato come minimo fa vincere un giretto in Ortopedia a Belcolle.

Via della Mazzetta. Lasciamo la disgraziata Via Monti Cimini e spostiamo la nostra missione sui marciapiedi viterbesi un po’ più su, nel bel quartiere arioso della Mazzetta. Talmente tanto arioso e spazioso che non c’è più spazio per fare due passi.

Non è colpa delle macchine e nemmeno del traffico delle mamme che lasciano i bambini all’oratorio della famosissima chiesa all’inizio della strada, è colpa delle sterpaglie che, come ormai siamo abituati a vedere, stanno crescendo in maniera selvaggia tanto da ricoprire i marciapiedi.

Via della Mazzetta è una lunga strada in salita adornata da bei palazzi signorili case basse e uno spazioso slargo dove sarebbe bello poter portare i propri figli a fare una passeggiata o a correre in bicicletta: la raccomandazione è di non perderli mai d’occhio perché potrebbero scomparire sotto una coltre di rovi.

Diverse volte abbiamo constatato che le buche sono le protagoniste incontrastate delle nostre strade quotidiane, ma ci stiamo rendendo conto che è guerra aperta tra loro e una feroce antagonista che detto in viterbese è “ la forra”. Dicesi forra un grande ammasso di rovi, rampicanti e vegetazione incolta che invade strade, marciapiedi e tutto quello che incontra sul suo cammino: il caso calzante è Via della Mazzetta.

I due sfidanti si sono divisi il territorio a metà: nella prima parte della strada vincono le buche su dei marciapiedi che fanno invidia a quelli su Marte e, nel lungo tratto finale, il podio se lo aggiudicano le piante. La vittoria di quest’ultime è così schiacciante che i marciapiedi sono stati travolti e sommersi dalla sua foga.

Morale della favola, siamo punto e a capo. Nemmeno qui si può camminare tranquilli, una passeggiata su via della Mazzetta si rivela una vera e propria partita a scacchi dove, mettere il piede, nel punto sbagliato come minimo fa vincere un giretto in Ortopedia a Belcolle.

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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