Marciapiedi da incubo - L'Amazzonia viterbese la trovi in via Papini
Via Papini 1
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Neanche Via Papini riesce a soddisfare le nostre aspettative: un piccolo, tranquillo marciapiede dove si possa serenamente passeggiare.

Via Papini. Piccola strada senza uscita in prossimità di Via Monte Cervino. Strada senza uscita, ma non per questo priva di dignità. A quanto constatiamo nella consueta ricerca al leggendario marciapiede perfetto, la dignità di questa piccola strada che collega due servizi importanti, è stata perduta anni fa quando qualcuno ha deciso di non tagliare più le liane amazzoniche che crescono sull’asfalto. Asfalto che ormai è stato fagocitato da non si sa quale forza avversa.

Via Papini collega la trafficata Via Monti Cimini e la vicinissima chiesa del Murialdo frequentata tutti i giorni, a tutte le ore, da decine di ragazzi e bambini che frequentano il catechismo o la palestra che ospita corsi di ogni genere.

All’inizio della strada la fermata del bus cittadino accoglie molte persone che tentano di accorciare la loro passeggiata verso la Piazza del Barco. Fermarsi a prendere il bus a Via Papini è un’esperienza degna di nota: oltre alle piante urticanti che si avvinghiano ai polpacci, i bordi del marciapiedi che franano e che si sgretolano nei tratti più solidi, possiamo notare una notevole quantità di immondizia che sbuca furtiva dagli angoli della strada.

Guardiamo i ragazzi che passano da lì per arrivare in parrocchia, hanno l’agilità degna di uno stuntman che, in sella alla sua bicicletta, schiva gli ostacoli come fossero trasparenti. Di trasparente però in Via Papini non c’è nulla, l’abbandono è visibile a tutti.

A metà strada, subito prima degli ingressi dei due palazzi che hanno l’accesso sulla via, notiamo una cabina della corrente elettrica completamente divelta con cavi e tubi esposti alle intemperie e all’inciviltà dei gagliardi giovanotti che hanno pensato bene di sradicarne il portellone.

Neanche Via Papini riesce a soddisfare le nostre aspettative: un piccolo, tranquillo marciapiede dove si possa serenamente passeggiare.

 

 

 

 

 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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