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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
di Roberto Pomi

Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

Per quasi due secoli la Macchina con il simulacro di S. Rosa è stata parte integrante della solenne Processione in suo onore alla quale partecipavano le autorità religiose e civili con grande concorso di popolo.

I Righera cantavano “l’estate sta finendo” aggiungendo “lo sai che non mi va”. Non vedo l’ora che finisca, anzi scappo, non ne posso più. A Viterbo con 38 gradi e tutto infuocato sono arrivato a mettere in discussione il mio stesso amore per la città che tengo stretto al cuore. Erano 35 anni che non passavo l’estate a Viterbo. Non credo a quello che ho vissuto.

Avrete notato che nella seconda parte i nomi sono al contrario, come altre cose… tranne il nome del cagnolino, che non a caso è palindromo. Forse Kikkik ha un ruolo non secondario in questa vicenda che è, chiaramente, una questione di multiverso, di mondi paralleli…
di Roberto Pomi

Oggi, camminando per Viterbo, qualcuno potrebbe pensare che le tracce di Vittoria siano svanite. Errore. Vittoria Colonna non ha lasciato monumenti di marmo, ha lasciato un’impronta etica. Ha dimostrato che si può essere potenti senza cercare il potere, e che la solitudine – se vissuta con la dignità di una donna che sa leggere il proprio tempo – è la più alta forma di compagnia.
di Roberto Pomi

Se vi capita di passare da Celleno, fermatevi un momento davanti al castello. Guardate il tufo vecchio e immaginate, dietro quelle finestre alte, un uomo che con un martello, dei chiodi e una tela bianca parlava con l'infinito.

L'otturatore ha sigillato l'attimo. Ha rubato al tempo la bellezza di quel piccolo sole in miniatura.

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