Arrivato il "dopo Santa Rosa": obiettivi da perseguire per Viterbo
Porta Romana 01
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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

IL CORNER DEL PROFESSORE – Sicuramente una festa tra le più belle e sentite al mondo. Da centinaia di anni la vita della città è regolata dal trasporto della macchina. Il 3 settembre è ben organizzato. Penso che la macchina di Santa Rosa dovrebbe vivere molto di più dal 5 settembre di ogni anno fino al 15 agosto successivo. Ma questo è altro discorso che proverò a proporre al prossimo assessore alla cultura che speriamo sia intelligente, versatile e capace di ascoltare una città con mille voci.

Di certo i 170 eroi che, tra ali di folla coinvolta, volano verso la sommità del colle di Santa Rosa incarnano la versione migliore di tutti noi: quando il gioco si fa duro… ci sono i Facchini.

La città sta per ricalare nelle sue abitudini secolari: prendere un caffè o l’aperitivo con un amico, organizzare di cena del sabato, pianificare la prossima vacanzetta, fare polemica su qualcosa di sciocco e infuocarsi per le prossime elezioni. Nulla di strano, questa è la vita di provincia. Stiamo bene o benino in molti, non ci sono problemi di vita o di morte che diventano un’emergenza. Questo il punto, esiste una vita di mezzo? Pensate sia possibile continuare quasi sempre a fare discorsi da bar, ma almeno qualche, volta alzare l’asticella? Ad esempio esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

Alberi. L’estate appena finita è stata troppo calda. 50 giorni di troppo caldo e a settembre lo è ancora. Da troppi anni nessuno pensa a copiare viale Triste o viale Bruno Buozzi. Servono alberi, 1000 all’anno per 10 anni. Proviamo almeno a chiederli? Serve chi li compra, pianta, innaffia e cura. I primi due non sembrano veri problemi, tra la regione Lazio col programma Ossigeno e molti generosi abbiamo gli alberi a disposizione. Innaffiare deve essere responsabilità individuale di chi vive o lavora nelle vicinanze, curarli, per legge, responsabilità del comune, è l’unico che può farlo. È una emergenza, dovremmo almeno adottare un albero a testa, serve l’aiuto di tutti.

Il centro storico è un problema percepito da tutti e non vedo soluzione proposte a parte su La Fune – Il Giornale dei Viterbesi (leggi qui).
È arrivato il momento di parlare di responsabilità personali. Sia chiaro non parliamo di vita o di morte o di comprare una casa in centro ma neanche di lamentarci senza fare nulla. Soluzione di compromesso: riuscite tutti ad andare in centro almeno 4 volte all’anno? Una a stagione!

Quando siete a spasso, ovviamente dovete aver lasciato la macchina a casa, per favore prendete un caffè o comprate le pile, prendete un pezzetto di pizza o portate a casa mezzo chilo di pane. In altre parole, lasciate qualche euro in centro. È un investimento per tutti.

La pulizia della città sembra un sogno. Provo a capire a voce alta qualcosa. Se puliamo alle 8:00 ed alle 8:05 iniziamo a sporcare, abbiamo speranze? Per essere specifico, chi sporca? Ripeto, non vita o morte ma certo ci vorrebbe poco. Se noi viterbesi non sporcassimo la nostra città, questa sarebbe pulita. Come fa ad essere difficile da capire? Se la città fosse pulita potremmo usare energie per promuoverla o esaltarne i punti di forza ed avere ricadute economiche sia dal turismo che dall’orgoglio culturale per tutti.

Quindi: Alberi, Centro storico e pulizia, proviamo a fare qualcosa? Intendo, ci assumiamo le nostre responsabilità individuali? Presto inizierà la nuova stagione elettorale. Le passioni si accenderanno e diventerà difficile parlare di problemi seri. Credo che alberi centro storico e pulizia ci trovino tutti d’accordo. Iniziamo da noi: facciamo la cosa giusta e chiediamo ai potenziali politici di seguire il nostro esempio. Se costretti lo faranno di sicuro.

Ps ho scritto l’articolo prima del trasporto ma aspettavo il DSR per pubblicarlo. Non solo si inizia a morire di caldo, come il 65 enne di Chieti morto ad agosto in cantiere, ma oggi, 4 settembre 2026, la Regione Lazio ha allungato a tutto settembre il divieto di lavori pensati nelle ore calde. Credo sia una vera emergenza, nonostante quanto scritto sopra è un problema di vita o di morte che richiede interventi immediati.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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