Coworking, Coliving: certo, può smuovere la città e soprattutto il centro. E tuttavia non può essere un fenomeno di massa in grado da solo di destrutturare e poi ristrutturare una vocazione urbana.

E' bastato utilizzare l'AI un giorno, aprire una prospettiva diversa sul dibattito del centro storico e si è generato un dibattito molto interessante e che ha catturato anche l'attenzione di molti lettori. Tra il professore Francesco Mattioli e Luigi Tozzi, che ci scrive direttamente da Bruxelles, è iniziato un fitto botta e risposta. Proponiamo, uno dietro all'altro, gli ultimi interventi dell'uno e dell'altro.

Mi auguro che le istituzioni democratiche - e proprio in quanto tali aperte al cambiamento virtuoso - sappiano trovare autorevolmente la strada per fare della tecnologia digitale una opportunità, non un mero fattore di rischio. E del coltello un utile strumento da usare, con le dovute precauzioni, in cucina, per garantire piatti migliori.

Non può essere un fenomeno di massa in grado da solo di destrutturare e poi ristrutturare una vocazione urbana. Si ripopolerebbe il centro? Ne dubito. Si creerebbero negozi di prossimità? Difficile a dirsi. Si creerebbe una comunità internazionale stabile, portatrice di una cultura che traghetterebbe Viterbo a livelli qualitativi superiori? Quasi certamente. Ma su quest’ultimo punto va detto che a Viterbo le basi dovrebbero esserci già, perché c’è una Università.

Non sarà invece che la colpa è di chi maneggia il coltello? E di chi usa a sproposito e con malevoli intenzioni la rete? Possibile credere che il “progresso” si è incartato, che “qualcosa è andato storto”, creando problemi, rubandoci il futuro, che A.I e social network invece di offrire una tech democracy ci stanno sprofondando nel ludibrio di una coscienza cieca e di un asservimento al Male?

Radio A.Elle fu una meteora; durò solo due anni, ma fu brillantissima e nessuno di coloro che l’ascoltarono l’ha mai dimenticata.

Se non si tengono in conto le tendenze in atto, che sono globali e che sono state analizzate scientificamente attraverso dati, piuttosto che impressioni o accorati desideri, il rischio è quello di combattere guerre perse in partenza, pur vincendo qualche saltuaria battaglia.

La città, come agglomerato urbano residenziale, economico-produttivo e culturale, si sta profondamente trasformando. Per millenni ha costituito un rifugio, una piazza, un luogo di lavoro per i suoi abitanti, ponendosi in alternativa alla campagna.

Viterbo potrebbe arricchirsene, come accade in molte città italiane straniere, fino a farlo diventare una ulteriore – e diversa – attrazione turistico-culturale.

Parafrasando John Kennedy, sii tu ad occuparti di regole, se non vuoi che siano le regole ad interessarsi di te; o come sosteneva Sestilio, il saggio contadino della Tuscia, se non sei tu a convogliare l’acqua nel campo, quella andrà persa dove tu non vorresti.

















