Centro storico, ragione versus intelligenza (artificiale): riflessioni
Foto Francesco Mattioli
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Non può essere un fenomeno di massa in grado da solo di destrutturare e poi ristrutturare una vocazione urbana. Si ripopolerebbe il centro? Ne dubito. Si creerebbero negozi di prossimità? Difficile a dirsi. Si creerebbe una comunità internazionale stabile, portatrice di una cultura che traghetterebbe Viterbo a livelli qualitativi superiori? Quasi certamente. Ma su quest’ultimo punto va detto che a Viterbo le basi dovrebbero esserci già, perché c’è una Università.

IL PUNTO DI VISTA – Non so chi ha posto le domande (perché come porre le domande è determinante) e quale A.I. ha risposto. Così, mi rivolgo a una A.I. generale a proposito dei temi proposti sul centro storico e sullo sviluppo di Viterbo. Sarò telegrafico perché sull’argomento, a mio avviso, si stanno spendendo troppe parole e c’é il rischio di creare uno di quei “salotti buoni” dove si parla molto, si propone abbastanza e si è ascoltati da nessuno.

Cara A.I., dei tre modelli da te trattati non mi basta il primo, che rischia di restare di retroguardia. Mi piace il secondo perché la sua analisi è corretta alla luce di trent’anni di studi scientifici sull’evoluzione del fenomeno urbano nel XXI secolo. Non concordo con te sul fatto che manchino le conseguenti proposte. Se uno critica senza fare proposte è un mero chiacchierone da bar. Le proposte ci sono, devono essere cure da cavallo, sono giustamente “costose” ed esigono una “narrazione” della città, coerente e mirata sulle aspettative di quella che è e continuerà a essere la domanda turistica, fenomeno in crescita, internazionale, e da saper sfruttare.

Altrove in Italia – penso alla Toscana, ma anche alla Puglia e alla Romagna – è la narrazione a determinare l’offerta ed è ovviamente questa a determinare la domanda. Non pensiamo a divenire capitale di qualcosa, perché per essere nominati capitale di qua o di là serve una “marchetta” (mi si consenta il francesismo) politica o ideologica di cui, we near Rome, non saremo mai in grado di godere. Pensiamo invece a far funzionare una “squadra”, quella della Tuscia, che è memorabile: terme, etruschi (la patria dell’Etruria è qui), storia (Conclave, Quartieri medievali), arte (Ville storiche), miti e leggende, incantevoli laghi vulcanici, boschi vergini, percorsi religiosi (Francigena), enogastronomia.

Peraltro tutto questo non esclude ulteriori strategie; tutt’altro. La strategia deve essere sistemica. Ed ecco perché apprezzo molto anche la terza via da te indicata. Coworking, Coliving: certo, può smuovere la città e soprattutto il centro. E tuttavia non può essere un fenomeno di massa in grado da solo di destrutturare e poi ristrutturare una vocazione urbana. Si ripopolerebbe il centro? Ne dubito. Si creerebbero negozi di prossimità? Difficile a dirsi. Si creerebbe una comunità internazionale stabile, portatrice di una cultura che traghetterebbe Viterbo a livelli qualitativi superiori? Quasi certamente. Ma su quest’ultimo punto va detto che a Viterbo le basi dovrebbero esserci già, perché c’è una Università.

L’Università è un luogo di studi, di cultura, di saperi e di attività che guarda al mondo, formata da studiosi e da studenti provenienti come
minimo da mezza Italia, e volendo anche da mezzo mondo. E una Università che si trova sul territorio e ha molte facoltà legate proprio ai caratteri del territorio (beni culturali, agraria, ecc.) dovrebbe essere un fattore sostantivo dello sviluppo del territorio, inteso proprio come “laboratorio” dove la scienza sperimenta i suoi progressi. L’Unitus è tutto questo? E le è stato chiesto di esserlo?

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Sette vite spezzate in un lampo di fuoco e polvere.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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