

VITERBO – Guardate il cielo notturno; vedrete stelle brillanti… Sirio, Vega, Altair, la Stella polare, Aldebaran … Stanno lì da tempo immemorabile, vi staranno ancora per tanto tempo. Ma quando d’improvviso il cielo è attraversato da una meteora… brillantissima, luccicante, tutto si illumina intorno a lei.
La meteora è più luminosa di tutte le altre stelle. La meteora non dura, se non giusto il tempo di accendere il cielo mentre lo attraversa rapida, e rapida ad esaurirsi. Ma il ricordo di quell’eccezionale, improvviso, fugace passaggio di tanta luce, resta impresso nella nostra memoria per sempre. Ebbene, Radio A.Elle fu una meteora; durò solo due anni, ma fu brillantissima e nessuno di coloro che l’ascoltarono l’ha mai dimenticata. I boomer ventenni che aprirono questa Radio, una delle primissime a Viterbo, nel 1976, erano ancora troppo giovani quando esplose il Sessantotto, ma trasportarono in quella radio libera tutte le istanze di quella generazione: la fantasia, l’entusiasmo, la voglia di innovare, di sognare, di “esserci”.
Non era un periodo facile, quello degli anni Settanta: erano gli “anni di piombo”, di un movimentismo rivoluzionario cieco e violento che ignorava la speranza; era un periodo di chiusura mentale, con la legge contro l’aborto e la distruzione decisa dalla Cassazione delle copie di “Ultimo tango a Parigi”; ma erano anche gli anni della nascita dei movimenti ambientalisti (allora contro il nucleare) e femministi; di una chiesa che provava ad attuare le nuove strade postconciliari; della svolta tecnologica (la tv a colori, i primi computer commerciali). E soprattutto, per quel che ci riguarda qui, erano gli anni della liberalizzazione delle trasmissioni radiotelevisive private, che dettero finalmente voce anche nell’etere ad un mondo per lo più giovane che voleva esprimersi, e guardare lontano.
Qualcuno disse che Radio A.Elle era la radio di Piazza Crispi; direi che fu la radio dei figli di quella borghesia viterbese che si stava ritagliando uno spazio nuovo in una comunità cittadina ancora molto conformista e tradizionalista. Non c’erano bandiere ideologiche, piuttosto c’era la comune voglia di crescere al di là di certi schemi. A partire dalla musica, tutta incentrata sulla West Coast americana (Crosby, Still, Nash, Young, Morrison, Simon) sul rock anglosassone e sulle trasgressive canzoni dei cantautori di successo d’allora, spaziando da Dylan, Seger, Baez a De Gregori, Battisti, Venditti o Branduardi. Ma c’era anche la voglia di offrire un rinnovato impegno sociale e di avere lo sguardo indirizzato all’altrove; basta scorrere la programmazione mensile illustrata in un dèpliant d’allora, qui affianco, per rendersene conto.
I nomi? Sicuramente ne dimenticherò qualcuno, magari importante, e chiedo fin da ora scusa per questo. Ma fatemi ricordare innanzitutto il fondatore, Francesco “Chicco” Inghlieri, e poi Franco Santopietro, Filippo Lazzari, Oscar De Julio, Antonella Bruni, Rossella Binelli, Paola Corda, Umberto “Picchio” Saponaro, Andrea “Bunny” Augusti, Roby Garrafa, Sergio Galeotti, Danilo Bonucci, Massimo Mirk, Michele Farina, Corrado Milioni… e anche il sottoscritto, seppur più fugacemente (un programma di interviste ai viterbesi su come migliorare la città; un altro, notturno, di sfrenata fantasy). Qualcuno dei vecchi amici non c’è più, ma accade, è la vita…
Radio A.Elle fu una meteora, si diceva; tant’è che se ne chiedete conto ad A.I, a ChatGPT, non sa che rispondervi. Alla fine del 1977 era pressoché tutto finito. Perché quei ventenni dovettero seguire i destini inevitabili del “compagno di scuola” di Venditti: chi in banca, chi in un ufficio pubblico o privato, chi nelle scuole, chi ancora a studiare all’università, chi lontano da Viterbo… Rimasero ancora per un po’ Radio Punto Zero e Radio Verde, e poi ancora le televisioni locali, Televiterbo in testa; ma questa è un’altra storia…



















