

IL PUNTO DI VISTA – Caro Tozzi (leggi qui), quando Horkheimer – non uno qualunque – diceva che eravamo nelle mani dei mass media concepiti e manovrati da un capitalismo sfruttatore, non credeva che nel 1972 a Washington un giornale potesse costringere il presidente degli Stati Uniti a dimettersi, e tanto meno che nel 1976, nella sonnacchiosa Viterbo, alcune radio libere si incaricassero di far vedere ai viterbesi ciò che mancava alla città e alla libertà dei suoi cittadini.
Se lei pensa, sulle orme di Horkheimer, che internet, i social, l’A.I. siano il male assoluto, un Male che oggi ancor più di ieri, grazie ad una potenza tecnologica e comunicativa inusitata, può farsi valere comunque dovunque, allora la partita è persa e né io, né lei, potremo farci nulla. Tuttavia mi spiace contraddirla; la mia metafora del coltello in realtà si ispira alle più avanzate ricerche scientifiche sul tema, che registrano non solo i pericoli ma anche le opportunità del coltello. Non siamo necessariamente nelle mani di Musk, Altman o Zuckerberg, o in quelle ancor più pericolose di sconosciuti manovratori del mondo che si servono delle autocrazie. Intanto perché i social contengono anche
strumenti e messaggi positivi; ma soprattutto perché almeno nel mondo libero e democratico quei paesi che sanno governare la libertà come una dote invece che come “un tana libera tutti” possono introdurre correttivi, limiti, percorsi formativi obbligati. Che non esprimono solo una mera “ forza di volontà”, né propongono “qualche corso di media literacy”.
Caro Tozzi, lasciamo ai complottisti da tik tok le giaculatorie. Lei ha detto bene: la società ha passato ottant’anni a migliorare uno strumento, l’automobile, tanto promettente quanto progressivamente sempre più pericoloso, per la sua crescente velocità e la sua diffusione. Eppure c’è anche chi oggi pensa che un tasso di motorizzazione alto sia in linea di principio (quindi, in linea ideologica) un danno per la qualità della
vita. Ma è un errore che ha l’odore stantio del passatismo. Lo stesso vale per internet, i social e A.I. Io lei stiamo scrivendo su un giornale che si muove nell’etere di internet e che conta anche su una robusta presenza sui social: siamo, per questo, tutti vittime e pupazzi nelle mani di Zuckerberg o di Pichai?
Mi auguro che le istituzioni democratiche – e proprio in quanto tali aperte al cambiamento virtuoso – sappiano trovare autorevolmente la strada per fare della tecnologia digitale una opportunità, non un mero fattore di rischio. E del coltello un utile strumento da usare, con le dovute precauzioni, in cucina, per garantire piatti migliori.

















