"Ai giovani dico siate curiosi e di non permettere a nessuno di scegliere al posto loro cosa devono leggere, ascoltare o pensare.

Nella Tuscia le alte temperature non colpiscono tutti allo stesso modo. Chi è povero o solo non può sempre permettersi un condizionatore e spesso non ha neppure qualcuno che lo accompagni in un luogo più fresco

Biblioteche, centri sociali, sale comunali e parrocchie possono diventare luoghi gratuiti nei quali anziani e persone fragili trovino fresco, acqua e compagnia durante le ore più pericolose.

Il verde attenua le temperature ma non basta: servono manutenzione continua, meno asfalto, meno emissioni e una politica climatica che smetta di vivere di annunci.

Intervista immaginaria a un cantautore che ha raccontato le illusioni di una generazione senza assolverla. (Foto di Fabrizio Fenucci).Francesco Guccini è seduto davanti a un bicchiere di vino. Non sembra particolarmente interessato a essere celebrato. Anzi, ha l’aria di chi diffida delle celebrazioni, soprattutto quando riguardano persone ancora vive.
Questa intervista non è mai avvenuta. Le risposte sono immaginate a partire dalle sue canzoni, dai suoi libri, dal suo modo di raccontare il tempo, la politica, gli amori e le sconfitte.

Il crollo dello stemma di Porta della Verità non è soltanto un incidente. È il segnale di un sistema che celebra il patrimonio della Tuscia, ma troppo spesso rinvia la fatica quotidiana necessaria a conservarlo.

Il Comune cerca i locali disponibili durante Ferragosto e Spazio Viterbo apre soltanto otto ore alla settimana. Dietro le serrande abbassate potrebbe esserci una verità scomoda: il centro storico attira eventi e visitatori, ma non genera ancora una domanda capace di sostenere stabilmente le attività.

Le sue canzoni non ci promettevano la felicità, ma ci aiutavano a riconoscere la speranza anche dentro le sconfitte.

Le regole devono valere per tutti, ma quanto accaduto a Ceuta mostra quanto rapidamente un’emergenza reale possa trasformarsi in una colpa collettiva, facendo degli immigrati non più persone da giudicare per i loro comportamenti, ma sospetti permanenti da respingere come gruppo.

Attraverso l’Associazione Juppiter, la lezione di don Antonio Mazzi è arrivata anche nella Tuscia, ricordandoci che nessun ragazzo è perduto e che una comunità si misura dalla capacità di riconoscere dignità e futuro a chi rischia di restare indietro.



















