Il concetto non è definito in modo univoco, anche se per tutto il ‘900 si è tentato di farlo.

Il Comune non deve inventarsi nulla, le regole ci sono già; semmai deve impegnarsi a che esse vengano rispettate, a San Faustino come a Piazza Verdi o ai Cappuccini, di giorno o di sera.

Doveva servire a raccogliere le segnalazioni, le richieste e gli allarmi dei cittadini e porsi come riferimento per le conseguenti azioni amministrative.

Come difensore della democrazia spero e mi auguro che il generale Vannacci fallisca nella sua impresa, che giudico, nel migliore dei casi, non democratica, divisiva e passatista.

Viterbo non si ama abbastanza. Nonostante il suo passato glorioso e le sue innumerevoli testimonianze storiche e artistiche, la città appare oggi come una regina decaduta, tradita proprio da chi avrebbe dovuto prendersene cura.

Nel tempo cambiano i criteri di valutazione, gli stessi indicatori, mentre sia nella pubblica discussione che nell’immaginario collettivo l’impressione soggettiva tende ad assumere un valore superiore al dovuto.

Le foto di questo articolo sono del 25 maggio. Supponiamo che tutti questi problemi siano provvisori. Con due weekend e la Festa della Repubblica di mezzo, ho atteso diciotto giorni, quindi il 12 giugno, per pubblicarle.

Quel che preoccupa, comunque, è la disaffezione politica. Da sempre, da tremila anni a questa parte e segnatamente da quando esiste la democrazia, significa affidarsi più o meno ciecamente ad un personaggio forte, che vuole mostrare i muscoli, ad un “niente paura, ci penso io”.

In primavera ci sono ben 45 giorni di manifestazioni floreali che si susseguono a Viterbo e nel suo territorio. Oddio, si potrebbe anche tirarla per le lunghe e arrivare ai primi di luglio, con la Festa della Lavanda di Tuscania…


















