Sviluppo turistico e culturale, Viterbo cali 'l'asso di fiori'
San Pellegrino in Fiore 2025 14
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In primavera ci sono ben 45 giorni di manifestazioni floreali che si susseguono a Viterbo e nel suo territorio. Oddio, si potrebbe anche tirarla per le lunghe e arrivare ai primi di luglio, con la Festa della Lavanda di Tuscania…

IL PUNTO DI VISTA – Nella difficile partita dello sviluppo turistico culturale e ambientale della Penisola, Viterbo potrebbe calare l’Asso di Fiori. Non sarò breve. Perché le parole hanno un senso e un valore, e servono a scambiare idee; non sono colpi di racchetta per una giocata a padel. Se qualcuno non ha tempo per andare fino in fondo, evidentemente non è interessato più di tanto al tema, quindi cari saluti.

Sarebbe bello che si soffermassero nella lettura i viterbesi di buona volontà, quelli creativi e, soprattutto, politici e imprenditori, che possono “fare”.

Premessa. Si chiama sistema. E’ quel modello composto da vari elementi che, interagendo fra loro, costituiscono una entità dinamica e, pur vivendo di vita propria, acquistano valore e giustificano la loro funzione in quanto contribuiscono allo sviluppo del modello stesso. Il corpo umano, con i suoi organi connessi fra loro, ne è l’esempio più eclatante. Ne parlò Menenio Agrippa, nel mettere d’accordo patrizi e plebei, ne parlò Paolo di Tarso ai Corinzi, per dimostrare che la Chiesa ha bisogno dell’aiuto di tutti per crescere e glorificare Cristo. Ne parlò il poeta inglese John Donne, sentenziando che nessun uomo è un’isola. Ne parlarono sociologi come Jeffreys Alexander e Niklas Luhmann, descrivendo la società come un insieme che assumeva una identità e una funzione al di là della somma dell’azione delle sue singole parti.

Tutto questo per dire che certe azioni – sociali, intellettuali, politiche, culturali – ancorché apprezzabili restano inesorabilmente puntiformi, se non sono coordinate all’interno di strategie più vaste e organiche. Il rischio di creare uno scenario puntiforme si crea quando ciascuno, in modo autoreferenziale, ritiene di aver svolto il suo compito concentrandosi esclusivamente sul proprio scopo. Perseguire solo il proprio
“particulare” significa ignorare ciò che vi è oltre l’orizzonte. Per certi versi, è anche sinonimo di provincialismo.

Il contrario di puntiforme è, appunto, sistemico: inquadrare in una strategia comune l’azione singola, per dargli continuità, forza, significato; per dargli un ruolo, una funzione, in una “narrazione” collettiva.

Una proposta. Dove voglio arrivare? Ad osservare che è vero, a Viterbo ultimamente si fanno tante manifestazioni, tante iniziative, tanti eventi. Ma ognuno vive di luce propria, non esce al di fuori del suo profilo, sottovalutando tutto il contesto in cui e da cui è tuttavia condizionato. Uno scenario puntiforme nel quale i vari organizzatori-promotori si guardano l’un l’altro per rimarcare le differenze e con poca voglia di stabilire un rapporto organico di reciprocità. Di qui, poi, i finanziamenti “ a pioggia” da parte delle Istituzioni, gli eventi che nascono e muoiono, che si sovrappongono e sgomitano per “esserci”. Finendo spesso per rivelare uno spontaneismo tanto apprezzabile per volontà ideativa quanto dispersivo, se non irrilevante. Così non si fa sistema; e per dirla con Menenio o Paolo, alla fine il corpo entra in stallo e i suoi organi perdono forza e sostanza.

Sarebbe auspicabile che, al posto dello scenario puntiforme, si delineasse un progetto, un programma culturale e turistico organico, dove ogni iniziativa acquista un senso e gode dello scambio di significati e di sinergie con ciascuna delle altre. Solo così si può creare una “narrazione”, cioè un’offerta culturale e turistica coordinata, che conferisce una “identità” unitaria al territorio, tanto ricca quanto coerente nel
proporre una riconoscibile fisionomia, quasi uno “slogan” che identifica indissolubilmente Viterbo e la Tuscia sul mercato nazionale e internazionale.

Un esempio? I fiori. Me ne dà occasione una breve ma intensa chiacchierata di questi giorni con Giulio Della Rocca. A fine aprile Il Centro Moutan a Vitorchiano apre la stagione delle peonie in fiore; evento di caratura internazionale. Quasi contemporaneamente Tuscia Flower apre la mostra dei tulipani sulla Teverina, una novità di questi ultimi anni. Il Primo Maggio esplode S. Pellegrino in Fiore a Viterbo, evento di lunga tradizione e di ampio richiamo turistico. A metà maggio Tuscia in Fiore colora molti centri storici dei paesi della provincia e della stessa Viterbo. Nella terza domenica dello stesso mese, arrivano i Pugnaloni ad Acquapendente, di antica tradizione, che adottano i fiori come colori per suggestive opere figurative. Giulio Della Rocca propone inoltre una Festa dei Gelsomini intorno al 2 giugno, nel pieno della loro fioritura, che illumina splendidi angoli del centro storico (e il significato del gelsomino richiama certe leggende viterbesi…).

Questa sequenza finisce prima della metà di giugno con la Festa delle Ortensie a Bolsena, evento ormai di consolidata e rinomata tradizione. Insomma, ben oltre 45 giorni di manifestazioni floreali che si susseguono a Viterbo e nel suo territorio. Oddio, si potrebbe anche tirarla per le lunghe e arrivare ai primi di luglio, con la Festa della Lavanda di Tuscania…

Comunque, si tratta di una sequenza di iniziative floreali di grande significato culturale e ambientale, realizzata in contesti storici e archeologici irripetibili, che se fosse ben giocata, accompagnandosi ad eventi artistici e letterari e strizzando l’occhio, con il termalismo, ad uno sviluppo sostenibile, avrebbe pochi rivali, e non solo nella penisola… Senza contare che i giardini di Villa Lante, di Caprarola e di Vignanello sono pronti ad un incomparabile rendez-vous storico-naturalistico che si inserisce pienamente nella filosofia arrembante della sostenibilità ambientale.

Peraltro va notato che le manifestazioni floreali in Italia sono sì tante, ma quasi tutte presentano l’aspetto prevalente di una mostra-mercato florovivaistica; rari i casi di una interpretazione prioritariamente artistico-culturale (come all’ Euroflora di Genova, ad esempio).

Allora, quali energie, quali risparmi, quali echi, quali narrazioni, quali forme di creatività si metterebbero reciprocamente in moto? Quali organizzazioni e quali personaggi di altissimo livello operanti nei vari settori coinvolti (natura, cultura, arte, salute, enogastronomia, moda, sport, turismo, costume, persino religione) ne sarebbero attratti?

Certo, ci vorrebbe una intesa concreta tra pubblico e privato, specie per il sostegno finanziario, ci vorrebbe una collaborazione tra i gruppi politici piuttosto che mettersi reciprocamente bastoni fra le ruote. E soprattutto ci vorrebbe una managerialità professionistica adeguata per identificare la giusta rotta e condurre in porto la navigazione di tanta flotta.

Viterbo e la Tuscia, alzando l’asticella organizzativa e qualitativa dell’offerta turistico culturale, avrebbero una splendida carta da giocare – già un Asso di … Fiori – e ne uscirebbero vincenti perché offrirebbero attrazioni lungo tutto l’anno, promuovendo anche una maggiore permanenza dei visitatori nelle strutture ricettive.

Dunque, in tarda primavera i Fiori, a settembre S. Rosa, d’inverno i mercatini natalizi e il Carnevale, e più tardi i riti della Settimana Santa. Il tutto condito da un’offerta termale da perfezionare ulteriormente. L’indotto ne trarrebbe benefici immensi e senza tempi morti, altro che crisi del centri storici…

P.S.: Senza contare che un progetto del genere farebbe bene anche alla candidatura di Viterbo a Capitale Europea della Cultura… toh, ci toccherebbe proprio assieme all’Olanda, dove di fiori se ne intendono…

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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