
IL PUNTO DI VISTA – Bisogna essere comprensivi. Chi ha amministrato sa benissimo degli intoppi burocratici, dei tempi tecnici d’attesa, dello sblocco dei fondi in dotazione, dell’accumulo delle pratiche sulle scrivanie (pardon, sui pc) di dirigenti e impiegati, insomma tra il voler fare, il dire di fare e il fare c’è di mezzo il mare, anzi, l’oceano.
Poi, si sa, c’è l’incaricato che, una volta sbloccato tutto, lavora bene, e quello che lavora male. Insomma, mille giustificazioni. Però stiamo pur sempre parlando dei diritti dei cittadini. Della sicurezza dei cittadini. Della qualità della vita dei cittadini. Della dignità dei cittadini. E quindi, verrebbe da mettere d’accordo burocrazia ed etica dell’amministrare.
Tutto questo, per parlare oggi di verde pubblico. Che è di due tipi. C’è il verde dei parchi e giardini, che con le sue panchine e i suoi giochi accoglie visitatori, bambini, adulti, anziani e ed è quindi un fattore costitutivo di quei luoghi. E’ così importante che gli statistici ne fanno un indicatore per misurare la qualità della vita e gli studiosi lo considerano fondamentale per uno sviluppo urbano sostenibile.
Poi c’è il verde che cresce lungo le vie e invade i marciapiede. Questo verde, infestante, non solo è segnale di incuria, ma è pericoloso per vari motivi: impedisce di usare i marciapiede e quindi espone il passante – specie se disabile – al rischio di dover camminare su strade spesso battute dal traffico automobilistico; vi crescono piante spinose; ospitano insetti pericolosi; produce residui secchi (si pensi ai forasacco) dannosi per persone e animali.
A quanto di vede per la città, sembra che i due tipi di verde siano amministrati da due diverse, distinte e tempisticamente non coincidenti competenze amministrative. Le foto allegate, eseguite lungo Via Puccini, sembrano dimostrarlo inequivocabilmente, visto che un parco pubblico è stato rasato e il suo confinante marciapiede è pressoché impraticabile. Ma le foto dicono anche altro: che il lavoro eseguito è stato anche malfatto.
Perché non è possibile lasciare tutto il secco sul posto, a produrre un’immagine di trascuratezza e, allo stesso tempo, migliaia di residui capaci di alzarsi al primo vento contro i frequentatori del parco. Come non è possibile che, laddove sfiori un manufatto, l’erbaccia resti alta perché la macchina tagliaerba non si può avvicinare (foto 2); a quel punto, largo alla falce a mano, per favore.
C’è poi il “competente” a spiegare: l’erba tagliata resta lì, una volta tagliata, a proteggere quella nuova e a fare da concime. Intanto, non è vero, altrimenti sai le risate sui campi di calcio, a Central Park, ma anche a Lago di Bolsena (Foto 4); in secondo luogo, è antiestetica e quello è un luogo di piacere, non un campo di grano; in terzo luogo, come detto, può essere pericolosa e l’incolumità del cittadino viene per prima.
Le foto di questo articolo sono del 25 maggio. Supponiamo che tutti questi problemi siano provvisori. Con due weekend e la Festa della Repubblica di mezzo, ho atteso diciotto giorni, quindi il 12 giugno, per pubblicarle. Le cose non sono cambiate, questo vuol dire che sono considerate “normali”. Ma in realtà vanno considerate come un oltraggio alla cittadinanza.




















