
Caro Direttore,
Viale Trieste è un rettifilo di oltre due chilometri con tanto di limite di velocità a 50 km/h. Eppure, negli ultimi vent’anni vi si sono verificati almeno tre incidenti mortali, oltre ad altri che hanno coinvolto per fortuna più i mezzi che le persone. Quei tre incidenti sono stati tragedie personali e familiari su cui nessuno di noi può aprire bocca e dobbiamo limitarci ad abbassare il capo, qualcuno pregando, qualcun altro sperando che non accadano mai più.
Colgo tuttavia il senso del tuo intervento, quando lamenti la crocifissione dell’attuale amministrazione, in modo più o meno esplicito, che sarebbe colpevole dell’incuria della pavimentazione della strada. I morti sono tutti uguali, non ve ne sono di serie A o di serie B; siamo noi, preda di sentimenti ma anche di opportunismi, a fare la differenza. Così, qualcuno ha approfittato della disgrazia per condurre una strategia aggressiva in chiave politica, qualcun altro lo ha fatto in chiave giornalistica. I tre morti degli ultimi vent’anni dunque li ascriviamo al Caso, o all’incuria del Comune? E magari scappa fuori che gli altri due
morti sono “sulla coscienza” di quelle parti politiche che allora governavano e oggi si lamentano dall’opposizione? Non mi sorprende; sono fenomeni di bias cognitivi, di distorsione percettiva della realtà che le scienze sociali studiano da ottant’anni e che si manifestano soprattutto nell’agone politico, specie oggi che è ridotto ad una continua campagna elettorale, dove occorre alzare i toni prima ancora che proporre una linea di governo.
Dovrebbe sorprendere invece se tutto ciò si legge anche sulla stampa; perché a differenza del machiavellismo partitico, la stampa si dota di una deontologia professionale molto esplicita, che dovrebbe far fare un passo indietro, o di lato, rispetto al mero propagandismo di parte.
Non do opinioni personali. Sto parlando dal trespolo di una quarantennale esperienza professionale di livello scientifico e accademico e quindi non accetterò obiezioni e critiche su ciò che vado dicendo se non da parte di pari. Per inciso, neppure quelle che provenissero dalla stampa, sol perché non sono un giornalista professionista e non conoscerei il mestiere. Mi spiacerebbe se qualcuno gettasse sul piatto questa obiezione: oltre ad aver insegnato – contribuendo a fondarla – nella prima Facoltà di Scienze della Comunicazione, ho avuto come maestri di giornalismo Maurizio Costanzo, Gianni Statera, Indro Montanelli e un certo Walter Cronkite…
Forse sarà necessario farsi tutti da parte. Stiamo piangendo la morte ingiusta e immatura di un quattordicenne e dovremmo unirci in silenzio al dolore dei suoi familiari. Raccogliamo la nostra immondizia mentale e cerchiamo di volare alto.
Lei ha ragione: troppe serpi; ma, soprattutto, troppe galline.


















