
IL PUNTO DI VISTA – Caro Direttore, sia chiaro: il problema non sono i cani, i molossoidi classificati nel registro dei cani “pericolosi”; sono i loro proprietari. Che evidentemente o sono inconsapevoli della situazione – anche della legislazione in materia – o nuotano in un’immensa e autoreferenziale superficialità esistenziale o ancora si fregiano del gusto di avere con sé una ”guardia del corpo” che completa il loro personale quadro di “duri” con cui risolvere malcelati problemi esistenziali.
Sono queste le tre motivazioni principali che una ormai vecchia ricerca individuava tra i possessori di rottweiler, pittbull e dobermann (peraltro tutte specie canine artificiali, selezionate dall’Uomo). La sottovalutazione delle caratteristiche di questi animali è nota: la cronaca è densa di episodi di aggressioni persino in famiglia, con tragiche conseguenze. D’altronde probabilmente il proprietario di un cane del genere vi dirà che il suo si comporta in modo affettuoso e obbediente; anche perché ogni cane ha una personalità diversa, generata dal rapporto educativo con il proprietario, con cui modifica le proprie potenzialità. Nel bene e nel male.
Ciò specificato, resta il fatto che alcune razze sono oggettivamente più pericolose di altre e i proprietari ne devono essere consapevoli. In questo, oggi la legge viene incontro al problema, perché i cani classificati nella lista degli animali pericolosi devono circolare in luogo pubblico (Vie, Piazze, Parchi): a) al guinzaglio; b) con museruola; c) custoditi e guidati da persone in grado di tenerli a freno e consapevoli di cosa dice la legge.
Quindi il Comune non deve inventarsi nulla, le regole ci sono già; semmai deve impegnarsi a che esse vengano rispettate, a San Faustino come a Piazza Verdi o ai Cappuccini, di giorno o di sera. E con le dovute differenze e senza indebite generalizzazioni: perché altro è l’innocuo maltese di piccola taglia, altro è il minaccioso pitbull. Anche questo punto è importante: perché non paghi il giusto per il peccatore.
Oggi molti luoghi pubblici e privati aperti al pubblico sanno fare la giusta differenza: negli hotel, nei ristoranti, sui treni, le navi e gli aerei, nei giardini, nei parchi giochi per bambini, ecc. Semmai tarda ancora la Sovrintendenza, che a dispetto dei gatti e dei piccioni che vi hanno sempre svernato, non ammette alcun cane, non dico nel Giardino all’Italiana, ma neppure al Barco di Bagnaia.
Ma qui, forse, dipende anche dal fatto che c’è ancora lo sporcaccione e l’incivile che porta a spasso i propri cani senza dotarsi di buste per la raccolta delle feci… Insomma, a farla breve: contano molto l’educazione e il civismo dei proprietari. E se questo non basta (e come si è visto non basta di certo..) lì devono arrivare i tutori dell’ordine.


















