Fare cultura può significare non solo facilitare l’opera di artisti e intellettuali, ma anche recuperare forme espressive popolari, tutelare le memorie storiche. E, ancora, fare cultura significa sfruttare quelli che una volta erano chiamati i “giacimenti culturali” [...].

Dunque: la società cambia, e oggi molto più rapidamente di appena cinquant’anni fa.

La Tuscia, fintantoché può continuare a godere di un paesaggio storico e naturalistico di attrazione che le garantisce - o le può garantire, se ben utilizzato– un forte ritorno economico e di sviluppo appresso ai trends dell’industria turistica, deve salvaguardarlo come una risorsa indispensabile.

Riflessioni sul caso di La Spezia

Non sono d’accordo con chi lamenta i bei tempi andati; non sono mai migliori di oggi.

Molti sociologi si sono interrogati sul futuro della società nel XXI secolo. Le cronache odierne stanno descrivendo una tendenza in atto abbastanza inquietante.
Nell’incontro con la futurologia, in questi ultimi decenni la fantascienza si è preoccupata di descrivere soprattutto dei futuri “distopici”.
Che cosa è un “futuro distopico”? Prendo a prestito Wikipedia: “è la previsione di un futuro, sulla base di tendenze del presente, nelle quali viene descritta un'esperienza di vita indesiderabile o spaventosa. Ponendosi in contrapposizione ad un'utopia, una distopia viene vista come un'ipotetica società caratterizzata da espressioni sociali e politiche opprimenti, spesso in concomitanza o in conseguenza di condizioni ambientali o tecnologiche pericolose".

La classe politica c’è, per accordarsi su questi obbiettivi? Le risorse, non solo economiche, ma politiche, professionali e culturali, insomma umane, ci sono? L’Università, invece di essere una Torre d’Avorio che guarda altrove, è in grado di fornire sapere a riguardo?

Intanto, la collezione si sta allargando. Ucraina, Formosa, Groenlandia, Palestina, Libano, ora Venezuela… ricordo che la Seconda Guerra Mondiale scoppiò con l’invasione nazista della Polonia secondo un’esigenza tedesca di Lebensraum (spazio geopolitico vitale) ...

Qualcuno in periodo di elezioni si è inventato i gazebo in piazza, presso i quali raccogliere le proposte dei cittadini che poi il partito o la coalizione cercherà di includere nel proprio programma elettorale (spesso disattendendolo). Niente male come idea, peccato che – lo dicono i fatti - sia solo un espediente.

Oggi primo gennaio 2026 è l’anniversario n.854 della fine di Ferento. I viterbesi furono furbi; approfittarono dei bagordi dei ferentesi in quella notte di Capodanno, aggredendoli mentre dormivano, assonnati e storditi dal vino della festa.

















