La guerra dei cretini, storia di un valzer pericoloso sulla vita di tutti
TRUMP
Gli Stati Generali La Fune
Intanto, la collezione si sta allargando. Ucraina, Formosa, Groenlandia, Palestina, Libano, ora Venezuela… ricordo che la Seconda Guerra Mondiale scoppiò con l’invasione nazista della Polonia secondo un’esigenza tedesca di Lebensraum (spazio geopolitico vitale) ...

IL PUNTO DI VISTA – Caro Direttore, mi permetterai una divagazione che non riguarda tanto i problemi di Viterbo e della Tuscia, ma va ben oltre, anzi molto oltre, anche se ci tocca comunque tutti molto da più vicino di quanto si creda, o si speri..

Dunque. Che Maduro si sia intestato Presidente di un regime totalitario barando alle elezioni, che abbia messo il bavaglio all’opposizione e che si sia sostentato anche con l’appoggio dei narcotrafficanti, è cosa nota. Che gli Stati Uniti in passato abbiano esercitato una sorta di controllo militare sul continente americano (Dottrina di Monroe, 1823), soprattutto quando sono emersi regimi autocratici di ispirazione marxista, è altrettanto noto; si pensi alla crisi cubana e alla tolleranza e amicizia occulta verso quei governi, come negli anni Settanta in Cile, che si proclamassero conservatori. Quindi il raid americano in Venezuela, con la cattura di Maduro e consorte, deve meravigliare solo fino ad un certo punto. Peraltro un Maduro in meno e una Machado in più, a Caracas, sarebbero un sollievo per molti.

Ma il Venezuela è uno dei maggiori produttori di petrolio del mondo (circa il 18% del totale proviene da lì), ed esportatore privilegiato verso la Cina. Portarselo politicamente ed economicamente nella propria orbita è un buon affare, soprattutto per quella élite politico-economica, di cui è primo esponente Trump, che non crede affatto alla rivoluzione verde. Non è un’ipotesi, è lo scopo esplicitato da Trump stesso (molto più realistico di una generica lotta al narcotraffico) affiancato dalla manifesta intenzione di mantenere il controllo politico del Venezuela ad libitum.

Così, il comportamento degli Stati Uniti lascia inquieti.

E lascia soprattutto inquieti tre paesi che si trovano a fronteggiare, seppur in modo attualmente diverso, una forte interferenza esterna.

Il primo è certamente l’Ucraina; Putin ha sempre giustificato l’aggressione russa denunciando dal suo punto di vista gravissime malversazioni subite dalla popolazione russofona del Donbass e una estesa corruzione del governo di Zelensky, anche se in realtà ha soprattutto mirato a mantenere intatto il controllo di tutti gli sbocchi sul Mar Nero. Così, qualche attinenza con le motivazioni dell’operazione di Trump in Venezuela, c’é. E l’Ucraina, e l’Europa, potrebbero temere che Trump e Putin siano più vicini fra loro di quanto si creda…

Il secondo paese ad essere inquieto è Taiwan. La Cina ha sempre rivendicato l’isola come parte integrante della terra patria, trovando l’intransigente opposizione americana, interessata a mantenere un’autorevole presenza politico-economica in quei mari, con la scusa di difendere la democrazia. Così un’aggressione cinese, più volte promessa, potrebbe trovare giustificazione nel comportamento stesso degli Stati Uniti: questi a mantenere la propria supremazia nel proprio continente, la Cina a riunire tutta la popolazione cinese sotto un’unica bandiera. Quest’ultimo intento peraltro troverebbe forse qualche solidarietà nei paesi che fanno parte del gruppo geopolitico BRICS (cioè Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, ma dal 2024 anche Emirati, Arabia Saudita e altri paesi minori) e dei firmatari della dichiarazione di Bangkok (1993), che esprime valori “asiatici” in parte divergenti rispetto a quelli dell’Occidente. Non dimentichiamoci che la guerra in Iraq, quella disgraziata in Afghanistan e persino quelle esplose nei paesi balcanici negli anni Novanta, sono state fortemente condizionate dal desiderio dei paesi occidentali di mantenere o volgere a proprio favore un ordine politico, prima ancora che democratico, nel mondo. E la ventilata minaccia di Trump di difendere la democrazia in sboccio in Iran non sembra collegata tanto all’intento di stoppare l’aggressività indiretta del regime degli Ayatollah verso Israele, quanto quella di far sentire la propria voce politica – e non solo – verso quei paesi del Golfo che invece di aderire alla logica imprenditoriale occidentale e segnatamente americana, hanno scelto la geopolitica alternativa dei BRICS.

Il terzo Paese che deve preoccuparsi è la Danimarca: è inquietante la pregressa sparata di Trump sulla ventilata annessione della Groenlandia “per motivi di sicurezza”, oggi ribadita quasi in concorso con l’impresa in Venezuela. Un atteggiamento questo verso Groenlandia e quindi verso un paese europeo come la Danimarca, che sembrerebbe più degna di un conquistatore barbaro dell’epoca di Gengis Khan che di un politico civile e democratico del XXI secolo. Qui veramente saremmo di fronte alla prepotenza e allo stupro di qualsivoglia principio di diritto internazionale, visto che non c’é neppure la scusa di far piazza pulita di una qualche malvagità o minaccia politica.

In ogni caso, Trump non è nuovo a improvvisi giri di valzer, dimostrandosi a volte inaffidabile, cioè – come ormai si dice, ricordando la battuta di De Niro in un film sulla mafia americana – “tutto chiacchiere e distintivo” (tutto fumo e poco arrosto…).

Di certo, giustificabile o meno che sia, c’è stata un’aggressione americana ad uno stato sovrano, ancorché dittatoriale. Rinunciando, come del resto ha fatto la Russia in Ucraina, a tentare di risolvere in altro modo la questione. Tanto per dirne una, sarebbe bastato, almeno come primo approccio, un blocco aeronavale in grado di boicottare e affossare tutte le attività economiche del Venezuela, costringendo Maduro alla resa politica, ed economica, in pochi mesi.

Tutto questo, sembra anche implicito nelle raccomandazioni di papa Leone XIV, che di quei luoghi se ne intende, a lavorare per la pace alla pace nel mondo. Ma sembra anche testimoniare l’ormai inutile ruolo dell’ONU, da tempo privo di qualsivoglia autorità e capacità di imporsi come organo sovranazionale accreditato.

Intanto, la collezione si sta allargando. Ucraina, Formosa, Groenlandia, Palestina, Libano, ora Venezuela… ricordo che la Seconda Guerra Mondiale scoppiò con l’invasione nazista della Polonia secondo un’esigenza tedesca di Lebensraum (spazio geopolitico vitale) e che per alcuni storici (da Tucidide a Vico), “la storia è un continuo ripetersi di avvenimenti”. L’unica fortuna è che oggi c’è un’arma totale che non produce più vincitori e vinti, e ne tennero conto Kennedy e Krusciov durante la Crisi di Cuba del 1962. C’è da sperare che qualche cretino non si illuda di esserne immune… Buon 2026.

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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