"Le analisi del sangue le farà l'intelligenza artificiale, Viterbo si preoccupi di avere un progetto e una narrazione"
Foto Francesco Mattioli
800 Monastero
Dunque: la società cambia, e oggi molto più rapidamente di appena cinquant’anni fa.

IL PUNTO DI VISTA – Caro Della Rocca, mi piace essere chiamato in causa a proposito di problemi sociali che vanno dal lavoro e l’occupazione all’evoluzione demografica, dagli stili di vita al recupero dei centri storici (leggi qui). Mi piace perché mi permette di fare il mio mestiere, che non è né quello teoretico del filosofo, né quello personalistico dell’opinionista.

Dunque: la società cambia, e oggi molto più rapidamente di appena cinquant’anni fa. Mi faceva notare argutamente un amico che per cento anni le automobili hanno avuto i fari tondi e negli ultimi cinque anni stanno diventando tutti delle fessure.

La società che cambia non lo constatiamo solo ascoltando i vaneggiamenti di un Trump o di un Putin, ma anche nelle piccole cose quotidiane di un famiglia. Si fanno meno figli perché c’è meno reddito? Perché da grandi non troveranno lavoro? Non sono queste le vere motivazioni. Molte indagini dimostrano che la famiglia è in crisi, come istituzione. La famiglia oggi è a tempo; dura mediamente un paio di lustri e spesso va e viene perché si riduce ad una convivenza non formalizzata. I partner (coniugi mi sembra una parola grossa…) sono impegnati soprattutto a “realizzare sé stessi”; il che non solo significa convivere fino a bisogno contrario, ma anche che il tempo da dedicare a un figlio si riduce progressivamente, per non parlare se sono due o tre.

Oggi in molti casi un bambino passa più tempo attivo (cioè socializzante, notte esclusa) a scuola e con una tata che con i suoi genitori; ne deriva un processo di socializzazione primaria in cui la famiglia non ha più una primazia e vi si accavallano formatori diversi, alcuni meramente mediatici e non sempre in sintonia fra loro. Tutto questo conta poi quando il giovane diventa adulto e si affaccia al mondo del lavoro; il più fortunato viene spedito a Londra, cameriere o meno che faccia, altri seguono le orme dei genitori rinunciando ai sogni, mentre i più sfortunati, se non incrociano qualche avventuriero, cominciano la loro lotta per la sopravvivenza dimenticando qualsiasi scrupolo.

Non ti preoccupare, caro Della Rocca, se da vecchi non ci sarà più nessuno a fare il prelievo per l’esame del sangue; ci penserà una macchina intelligente. A.I. viene prefigurata già oggi come una job killer, ma non è vero, come non lo è stata l’automazione industriale nel secondo dopoguerra. Cambiano le tecnologie, cambia la tipologia del lavoro, tutto qui. Cento anni fa nella Tuscia il 70% della popolazione era costituita da contadini analfabeti; oggi il 70% dei viterbesi lavora nel terziario, nei servizi e vive meglio dei suoi bisnonni. Cento anni fa i consumatori abitavano in centro e scendevano di casa a farsi una “vasca” al Corso e ad acquistare nei negozi aperti lungo la via; oggi abitano nei quartieri residenziali fuori delle mura, vanno in auto nei centri commerciali, più ampi, più ricchi, con comodi parcheggi, talvolta coperti, si fermano davanti al negozio senza fare intralcio a nessuno e se piove continuano a passeggiare sotto i portici che si allungano dalle vetrine sulla strada.

Il centro storico è destinato a diventare una mezza disneyland il più possibile attraente sul piano turistico e artistico, oppure una sequela di servizi per turisti, studenti, e sempre più rari nostalgici, e, ancora, già oggi offre precarie abitazioni a poco prezzo per emarginati, emigrati ed esclusi vari, che del ghetto che ne consegue finiscono per farne un teatro di risse quotidiane. Certo, ci sono le serate natalizie, ci sono le manifestazioni del folclore, c’è la Macchina di S. Rosa e S. Pellegrino in Fiore; ma sappiamo tutti che la vita quotidiana di otto viterbesi su dieci è altrove; lo certificano le quaranta vetrine chiuse di Corso Italia e la proliferazione di ristoranti, trattorie e B&B.

Quanto al vergognoso rudere che troneggia a Valle di Faul, c’è poco da sperare: è già difficile trovare chi nei pressi apra un bar in un luogo messo a disposizione dal Comune, mentre la vedo scura per un Infopoint turistico incastonato nella ex Chiesa di S. Giovanni Decollato, complicata da raggiungere, per i destini dell’ex Ospedale degli infermi, per l’ex sede della Banca d’Italia, ecc., ecc., ecc.

Comunque, è stato chiesto a Viterbo cosa vuol fare da grande, e ha risposto che vuole fare la città turistica, culturale e termale. Quindi, la cultura non sarà un obbiettivo alternativo all’occupazione, semmai ne sarà il principale sostegno. E per cultura non intendo solo un museo, un ciclo di conferenze, manifestazioni del folclore locale, o la vista di un palazzo medievale, intendo anche enogastronomia, tempo libero, ambiente, sport , ma soprattutto un progetto e una conseguente narrazione che siano all’altezza dei ricchi beni che ci hanno lasciato gli antenati per farne un ottimo investimento.

800x120 (1)
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
Fune 300x300
TdP_Inalazioni
monastero interno
Masicar300x300-optimize
Onda
Jeep_Compass_apex_300x300_200
aiac_banner_01
lafune_300 x 600
Foto Fisioterapy Center
domenicale post
asvis 2
POST FB 01