
IL CORNER DEL PROFESSORE – In un recente post su Facebook, il giornalista Diego Galli, punta l’attenzione sulla chiesa ormai ridotta ad un rudere a Valle Faul. Non la indica con un nome, ma mette un link che rimanda ad un pezzo del 2025 di “Cronaca24.it ” appunto dedicato alla struttura fatiscente. Nell’interessante articolo viene raccontata la storia di una struttura probabilmente templare, che cambiò nome e destinazione fino a diventare fabbrica dei fiammiferi all’inizio del ‘900.
Un mio amico, che nella vita fa il sindacalista, si lamenta spesso della direzione in cui vanno sia gli impieghi pubblici che quelli privati: precariato seriale che se unito a stipendi sempre più bassi crea, lui ha ragione, una fragilità sociale pericolosa. Questo significa anche che nessuno avrà più il coraggio di fare bambini.
Qualche giorno fa una mio caro amico con una attività nel centro storico mi ha chiesto opinione su un video, anche questo apparso su Facebook, in cui Nicola Pesce Himself, dà l’allarme per quello che a lui sembra essere un destino segnato: diventeremo un popolo di camerieri.
Essere umano significa amare. L’istinto primordiale della conservazione della specie la dice lunga. Immaginate di avere solo 30 minuti da vivere prima della fine del mondo e di avere due scelte: passarli con l’amato-a o ammirare un quadro di Leonardo da Vinci? Per tutti ho una risposta-domanda: sono più importanti le persone o i monumenti? Oppure in altre parole: è più importante la vita delle persone o come scelgono di portare a casa la stipendio? Per chi vive di cultura, beati loro, decidessero di passare gli ultimi 30 minuti della loro vita di fronte a una opera d’arte o prossimi 30 anni. Io sono persona semplice, sceglierei di stare con le persone che amo.
Prima di poterci preoccupare di cultura e di chiese ridotte a rudere, dobbiamo preoccuparci delle persone e della loro qualità della vita. Ovviamente non intendo distruggere una chiesa per farci un supermercato. Dico che prima dobbiamo creare le condizioni che permettano a tutti quelli che vogliono lavorare di avere un’occupazione. Ancora meglio una carriera, perché no, anche di cameriere o di gestore di case vacanze o simili, in modo che possano anche pensare di “metter su famiglia”.
I veri problemi di Viterbo sono il decremento demografico e l’economia stagnante. Risultato prevedibile? In un paio di generazioni saremo un popolo di vecchi e nessuno ci farà l’analisi del sangue o porterà a casa la spesa: la nostra alta qualità della vita sparirà. Le due sfide sono intimamente connesse: senza un’economia non si ha una ragionevole certezza sul futuro e quindi non si fanno bambini. Quei pochi che facciamo sono spinti da noi stessi ad andare altrove. Ben venga avere molti posti da cameriere o da gestore di B&B o da specialista di
incoming.
Dobbiamo lasciare che la nostra società sia attraente, quasi eccitante per tutti, non denigrare chi lavora. A Viterbo e in Tuscia crescono le attività legate al turismo. Facciamola finita a considerare le occupazioni connesse come “occasionali”. A Nicola Pesce dico di continuare con la cultura e di ringraziare i genitori e il sistema che lo hanno fatto studiare e oggi vivere di bellezza. Sento l’imperativo categorico di almeno provare a creare le condizioni perché chi ha voglia di lavorare lo faccia ben retribuito e con una lecita aspettativa di carriera.
Per la chiesa a Valle Faul, ho una soluzione-proposta che risolve il problema. Secondo me deve diventare il centro di smistamento di tutto quello he deve essere consegnato in centro. Sempre a parvenza di chiesa ma utile sia per la creazione di posti di lavoro che per migliorare la qualità della vita dei residenti del centro. Tutte le consegne debbono essere fatte da una mini flotta di apetti elettrici che non inquini, possa girare nei vicoli e arrivi a destinazione anche durante gli eventi. Questo eviterebbe la presenza di grossi furgoni nelle strette vie del centro, migliorerebbe la qualità dell’aria e valorizzerebbe un altro angolo di Viterbo. Sono sicuro che una grossa ditta di spedizione o consegne sarebbe interessata se non qualche imprenditore viterbese. Non più un improbabile investimento culturale ma motivo per lavorare per molti.
Questa sembra essere la maniera giusta di pensare: prima l’occupazione delle persone e, se possibile, allo steso tempo la salvaguardia e valorizzazione dei beni culturali.


















