Chi ascolta davvero il cittadino?
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Qualcuno in periodo di elezioni si è inventato i gazebo in piazza, presso i quali raccogliere le proposte dei cittadini che poi il partito o la coalizione cercherà di includere nel proprio programma elettorale (spesso disattendendolo). Niente male come idea, peccato che – lo dicono i fatti - sia solo un espediente.

IL PUNTO DI VISTA – Leggendo i quotidiani online di Viterbo durare l’arco di un anno ho raccolto qualche decina di proposte degne di nota che sono state avanzate da numerosi redattori, commentatori, lettori; spesso persone di provata professionalità nel loro campo, ma anche viterbesi volenterosi e ricchi di immaginazione, ma non velleitari, che si sono spesi per contribuire a migliorare la città.

Ce ne è per tutti i gusti; ma in realtà si tratta di proposte orientate a valorizzare una città ricca di potenzialità e per di più impegnata in una corsa disperata per diventare Capitale Europea della Cultura. Così, si va dalle proposte per migliorare la qualità della vita (strade, parcheggi, verde pubblico, igiene, sicurezza) a quelle più impegnative che mirano a dare alla città una identità e un’attrattività in campo turistico (centro storico, iniziative culturali, narrazioni, servizi, accoglienza, informazione), da quelle di natura economico-produttivo (commercio, artigianato, enogastronomia) a quelle di livello civico-sociale (assistenza, inclusione).

Devo riconoscere all’Amministrazione Frontini la voglia di cambiare molte cose, favorita forse dalla disponibilità di fondi del PNRR, ma anche dal fatto che un governo civico, formato in parte da professionisti scarsamente condizionati dalla politica tradizionale, può dare il via a progetti innovativi e non convenzionali. Ma poi, a volte, si rischia anche una sorta di missionarismo, che conduce a guardare avanti per la propria strada senza porgere orecchio alla comunità della quale ci si dice servitori.

Ci sono proposte giudiziose che si potrebbero realizzare con poco; altre che dovrebbero solleticare la voglia di cambiamento operoso; altre ancora che andrebbero prese comunque in considerazione, approfondite e trasformate in fatti nel minor tempo possibile.

Certo, spesso il cittadino non si rende conto dei vincoli di bilancio, di quelli territoriali, delle graduatorie di importanza, della pesantezza degli iter burocratici, perfino di certe considerazioni di opportunità politica; ma altrettanto spesso alcune proposte sono formulate tenendo conto delle regole, dei mezzi disponibili, delle procedure, della effettiva fattibilità. E in altri casi si tratta addirittura di suggerimenti di meri criteri di utilizzazione della cosa pubblica; insomma di questioni di metodo.

Sbaglierò, ma non mi sembra che l’Amministrazione Comunale vi presti sufficiente attenzione; del resto, nessuna amministrazione in passato lo ha mai fatto veramente, perché la politica tradizionale, di ogni orientamento, tende ad essere piuttosto autoreferenziale…

Come mai manca questa capacità di fare tesoro delle proposte della gente? Capisco se esse provengono dagli avversari politici, espresse più che altro come lamentele, denunce, critiche e sfide. In tal caso sono per lo più parti in commedia, giochi di potere, scaramucce. Ma se è la “gente”, la “comunità” ad esprimersi singolarmente o collettivamente, non varrebbe la pena prestare loro maggior attenzione e, se possibile e utile, associare la “gente” e la comunità alla costruzione di una città sempre migliore?

Qualcuno in periodo di elezioni si è inventato i gazebo in piazza, presso i quali raccogliere le proposte dei cittadini che poi il partito o la coalizione cercherà di includere nel proprio programma elettorale (spesso disattendendolo). Niente male come idea, peccato che – lo dicono i fatti – sia solo un espediente.

Ecco: invece i gazebo dovrebbero essere una istituzione fissa di un governo cittadino aperto all’innovazione. Lì il cittadino propone, che sia un semplice utente della città o un esperto di provata competenza, perché le buone idee possono nascere ovunque. Certo, vi arriverà di tutto; da quello che chiede un vantaggio esclusivo per sé a quello che vuole la Luna. Ma vi arriverà anche la proposta interessante, innovativa, praticabile; alla quale dare, quanto meno, una gradita ed educata risposta, magari anche pubblica, in tempi brevi. E magari anche attenta accoglienza e confidente credito.

Un governo che cura concretamente i suoi rapporti con tutti i cittadini, che accoglie e realizza le loro proposte, quando siano praticabili e di comune interesse, non dovrebbe avere difficoltà ad essere riconfermato in sede elettorale. D’altronde, si tratterebbe di mettere in chiaro quel meccanismo che è spesso attivato nei siti online comunali, ma che è comunque di mera facciata, e che nessuno utilizza sapendo che sarebbe tempo perso. E si tratterebbe di trasformare in forme democratiche e civili di partecipazione sociale anche quella pratica, che comunque è sempre esistita, di prestare attenzione alle proposte che provengono in via riservata dall’amico dell’amico o da chi non può essere ignorato per più o meno nobili motivi. Accidenti! A pensarci bene, anche questa del gazebo è una proposta… vabbé, mettiamola nel pacco assieme alle altre…

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
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Sette vite spezzate in un lampo di fuoco e polvere.
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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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