"Perché non facciamo nulla? Perché quel posto resta chiuso e abbandonato?". È questo il leitmotiv che rimbalza da una bacheca all'altra. La proposta della piazza virtuale è netta: serve investire risorse – e servirà farlo seriamente – per esplorare finalmente la Grotta del Cataletto in modo scientifico, per mapparla palmo a palmo con le tecnologie moderne e, perché no, per trasformarla in un attrattore turistico di primissimo livello.

L’artigianato non è nostalgia: è economia reale, identità e presidio sociale. Ma senza rete rischia di spegnersi lentamente.

A far saltare i nervi alla popolazione è stata la gestione dei soccorsi, in particolare quella delle autobotti inviate in paese durante la notte. Due cisterne. Due, per una comunità di quattromila abitanti.
di Romero

L’appuntamento, ormai un classico laico e solenne del maggio viterbese, è per venerdì 22 maggio alle ore 10:00. Sarà allora che piazza San Lorenzo si trasformerà, ancora una volta, in un’aula magna a cielo aperto per la cerimonia di consegna dei diplomi ai laureati dell’anno accademico 2025 dell’Università degli Studi della Tuscia.

Resta da capire quanto durerà la finzione e, soprattutto, cosa succederà quando il centrodestra sarà costretto a calare la maschera. Perché a forza di giocare con le donne schermo, il rischio è che si arrivi al voto scoprendo che Beatrice, alla fine, ha scelto di andare da un'altra parte.
di Roberto Pomi

Il corteo nasce anche per rispondere a una scia silenziosa ma reale di episodi di discriminazione e micro-violenze, verbali e fisiche, che troppo spesso non arrivano alle cronache per paura di esporsi. "In una città difficile vogliamo costruire uno spazio in cui sentirci a casa", spiegano le voci del comitato organizzatore.

Viterbo, Civita Castellana, Tarquinia e Acquapendente. Quattro storie diverse, quattro modi di accarezzare la materia, ma un unico riconoscimento ministeriale che le unisce sotto il sigillo dell’antica tradizione. A tessere la tela di questa adesione di massa ci ha pensato la CNA di Viterbo e Civitavecchia, che ha capito come l'unico modo per salvare l'artigianato artistico dall'oblio sia rimetterlo al centro della piazza. Al centro della vita.

I capitani che venivano dal Viterbese non erano damerini da corte medicea; erano contadini e signorotti cresciuti a pane e sassaiole, gente abituata a calpestare la zolla prima di calzare lo stivale di cuoio.
di Roberto Pomi

I vecchi di Viterbo, quelli che avevano le mani grosse per il lavoro nei campi e la testa dura come il peperino, raccontavano la storia con una serietà che non ammetteva repliche.

Gli arrestati sono stati posti a disposizione dell'Autorità Giudiziaria per la convalida del provvedimento.
di redazione

















