

VITERBO – Un centro storico bellissimo, ma troppo spesso lasciato a se stesso, aggrappato a poche luci accese e orfano di veri spazi di aggregazione. Una provincia che sa essere accogliente, ma che sbatte in faccia le sue rigidità quando si parla di diritti. È in questo perimetro, fatto di contrasti e di silenzi, che il prossimo 6 giugno si muoverà la terza edizione del Tuscia Pride.
Nessuna semplice sfilata, nessun evento calato dall’alto. Dietro c’è un’onda che parte dal basso, autofinanziata, spinta da associazioni, collettivi e realtà studentesche che hanno deciso di non fare un passo indietro. Il messaggio scelto per questo 2026 è tanto semplice quanto politico: “Pride è Cura. Resistenza senza paura”. Una risposta netta a chi vorrebbe che certe storie restassero chiuse dentro le mura di casa.
L’appuntamento per l’inizio della mobilitazione è fissato alle ore 15:30, con il concentramento e la partenza del corteo da Porta Romana, storico punto d’accesso alla città che per un giorno si trasformerà nel cuore pulsante delle rivendicazioni queer.
Rompere l’isolamento contro la violenza
L’obiettivo dichiarato dagli organizzatori è chiaro: trasformare il Pride in uno spazio transfemminista dove nessuno debba sentirsi fuori posto, soprattutto in una realtà provinciale dove il peso dell’invisibilità si fa sentire ogni giorno. Essere invisibili, qui, spesso non è una scelta, ma una forma di difesa sociale per evitare sguardi, giudizi o, peggio, aggressioni.
Il corteo nasce anche per rispondere a una scia silenziosa ma reale di episodi di discriminazione e micro-violenze, verbali e fisiche, che troppo spesso non arrivano alle cronache per paura di esporsi. “In una città difficile vogliamo costruire uno spazio in cui sentirci a casa”, spiegano le voci del comitato organizzatore. La “casa” in questione non ha porte chiuse, ma usa le strade del capoluogo, partendo dalle mura di Porta Romana, per dare un corpo e una voce a chi viene spinto ai margini, riappropriandosi di una socialità visibile, orgogliosa e protetta.
C’è la voglia di stare bene, di costruire reti di sicurezza in una realtà che per molte persone LGBTQIA+ continua a presentare ostacoli quotidiani. Una “cura” collettiva che passerà per il corteo pomeridiano ma anche per la musica dei DJ set della sera (con la partecipazione de La Roboterie), pensati come un modo diverso, aperto e sicuro di vivere la notte viterbese.
La spaccatura delle istituzioni
Ma la politica, quella dei palazzi, si muove a due velocità. Se da una parte Palazzo dei Priori ha confermato la linea del sostegno, concedendo il patrimonio formale alla manifestazione, dall’altra c’è il silenzio che arriva dalle stanze di via Saffi. Da qualche anno a questa parte, infatti, la Provincia di Viterbo ha deciso di negare il proprio bollino ufficiale all’evento. Una spaccatura istituzionale che fotografa perfettamente quanto il cammino verso il pieno riconoscimento sia ancora tortuoso sul territorio.
Piccoli passi avanti e lo sguardo al futuro
Le conquiste, però, si misurano anche sui fatti concreti. Tra le vittorie portate a casa dal movimento locale c’è l’attivazione del regolamento per la carriera alias presso l’Università degli Studi della Tuscia, un traguardo frutto del dialogo e del lavoro congiunto con le realtà studentesche. Segnali di un cambio di passo che dal mondo accademico prova a contagiare il resto della città. Il 6 giugno, dalle 15:30, Viterbo tornerà a colorarsi. Non per una festa di facciata, ma per abbattere i muri dell’invisibilità e rivendicare il diritto all’esistenza. Perché, in fondo, la resistenza comincia proprio dal non nascondersi più.

















