“Viterbo come la vecchia zia lasciata a pisciarsi addosso sulla sedia a dondolo”

“Viterbo come la vecchia zia lasciata a pisciarsi addosso sulla sedia a dondolo”

"Viterbo sembra una di quelle vecchie zie che il giorno del compleanno ci si ricorda di lei e la casa si riempie di parenti festanti. Poi finita la festa rimane sola tutto l'anno a pisciarsi addosso sulla sedia a dondolo". Un paio di frasi comparse sui social subito dopo la grande festa in onore della patrona viterbese Santa Rosa. A scriverli un professionista noto in città: Stefano Scatena. 

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“Viterbo sembra una di quelle vecchie zie che il giorno del compleanno ci si ricorda di lei e la casa si riempie di parenti festanti. Poi finita la festa rimane sola tutto l’anno a pisciarsi addosso sulla sedia a dondolo”. Un paio di frasi comparse sui social subito dopo la grande festa in onore della patrona viterbese Santa Rosa. A scriverli un professionista noto in città: Stefano Scatena. 

La sintesi di una lettura della realtà che sta spopolando in queste ore, raccogliendo centinaia di “mi piace” sul “diabolico” Facebook. Un pensiero efficace e sicuramente interessante che abbiamo deciso di rilanciare, nella speranza che possa servire a riflettere e innescare cambiamenti positivi sul territorio.

La città di Viterbo è infossata in una crisi che fa spavento. Ma non si tratta di una crisi economica, no. Essenzialmente è una crisi mentale, delle idee, della capacità di progettare, programmare. Di fatto la città è come immobile e tenuta lì, pronta a essere “spolpata” dai soliti noti o dai bene informati. Nelle stanze dei bottoni non c’è progettazione, se non di facciata. Non c’è voglia di sviluppo del territorio ma piuttosto lavorio per costruzione e mantenimento di rendite di posizione. 

E’ come se una minoranza, molto arguta, sia riuscita a mettere in scacco tutto e tutti. Coltivando a piene mani sfiducia, voglia di andarsene, menefreghismo. Tutto questo si traduce in una città sporca, abbandonata, depressa. In comportamenti davvero vergognosi, figli del degrado che aumenta e dell’assenza di una prospettiva di futuro. Degrado chiama degrado, come bellezza chiama bellezza. 

Poi un giorno all’anno tutti ci ricordiamo di Viterbo, proprio come della vecchia imbellettata e circondata di persone solo per il giorno del suo compleanno. Una riflessione amara, che però vale la pena fare. Magari qualcuno si sveglia dal torpore e capisce che questa città è anche sua.

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