
EDITORIALE – La questione morale è come una rinomata pelle elastica, soprattutto quando di mezzo c’è la politica. Assistiamo in queste ore alla notizia di una richiesta di giudizio immediato da parte dei pm che stanno seguendo l’inchiesta Bruzziches e alle prime reazioni a mezzo stampa.
Arrivano i primi comunicati di uomini di partito, garantisti a Roma (l’ultima vicenda la fiducia sulla ministra Santanché) e giustizialisti in terra etrusca. Questione di pelle elastica, da tirare quanto e come serve a sostenere una posizione e il contrario di questa a seconda della convenienza politica.
L’intenzione, malcelata, è quella di attivare sulla vicenda Bruzziches una sorta di processo in pubblica piazza, scavalcando la sede democratica dei processi: il tribunale. Questo con lo scopo di “buttare giù” chi governa la città nella speranza di sostituirvisi attraverso un nuovo vuoto popolare.
Un modo di concepire il popolo, in questo caso i cittadini viterbesi, come la famosa pelle elastica, anche in questo caso. Da tirare a proprio piacimento con un pizzico di retorica giustizialista e qualche strillo. Un concetto di democrazia aberrante, da cui è bene prendere le distanze alle prime avvisaglie.
Anche perché chi oggi vorrebbe montare la ghigliottina in piazza del Comune dovrebbe comprendere che una volta messa su è difficile da smontare e spesso chi la edifica finisce per provarla sul proprio collo, prima o poi, come la storia insegna. Andatelo a chiedere a tale Robespierre.
La vicenda Bruzziches farà il suo corso e sarà trattata nel migliore dei modi possibile da chi ne ha le competenze e la titolarità. Ingerenze della politica sul potere di giudizio (anche sommario) sono un atto poco liberale nei confronti del quale è dovere-diritto di ogni cittadino fare scudo. Diritto-dovere anche di un giornale che deve essenzialmente informare e raccontare i fatti perché le sentenze passano per altri luoghi, poteri e processi titolati, informati, competenti e rivestiti di questo ruolo dall’architettura costituzionale.
Non ci piace l’idea di una ghigliottina a piazza del Comune, da attivare su richiesta della massa. Lo riteniamo pericoloso, dannoso e antidemocratico. Lo riteniamo un danno severo, grave e perverso nei confronti di Viterbo. Tutti i cittadini sensienti hanno un solo interesse: che la giustizia faccia il proprio corso. Hanno un diritto: quello di essere informati su come stanno realmente le cose. Hanno un dovere: non scadere nel giustizialismo da bar perché una città con la ghigliottina in piazza e in preda agli arruffapopolo di turno finisce per essere una città che vale poco.

















